Benigni si "scopre" tradizionalista e lancia i 10 comandamenti combattuti da De Andrè e dalla cultura del '68

13 ottobre 2014 ore 15:35, Marta Moriconi
"Non avrai altro Dio all'infuori di me,  spesso mi ha fatto pensare:  genti diverse venute dall'est  dicevano che in fondo era uguale.  Credevano a un altro diverso da te  e non mi hanno fatto del male.  Credevano a un altro diverso da te  e non mi hanno fatto del male.  Non nominare il nome di Dio,  non nominarlo invano.  Con un coltello piantato nel fianco  gridai la mia pena e il suo nome:  ma forse era stanco, forse troppo occupato,  e non ascoltò il mio dolore.  Ma forse era stanco, forse troppo lontano,  davvero lo nominai invano.  Onora il padre, onora la madre  e onora anche il loro bastone,  bacia la mano che ruppe il tuo naso  perché le chiedevi un boccone:  quando a mio padre si fermò il cuore  non ho provato dolore.  Quanto a mio padre si fermò il cuore  non ho provato dolore.  Ricorda di santificare le feste.  Facile per noi ladroni  entrare nei templi che rigurgitan salmi  di schiavi e dei loro padroni  senza finire legati agli altari  sgozzati come animali.  Senza finire legati agli altari  sgozzati come animali.  Il quinto dice non devi rubare  e forse io l'ho rispettato  vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie  di quelli che avevan rubato:  ma io, senza legge, rubai in nome mio,  quegli altri nel nome di Dio.  Ma io, senza legge, rubai in nome mio,  quegli altri nel nome di Dio.  Non commettere atti che non siano puri  cioè non disperdere il seme.  Feconda una donna ogni volta che l'ami  così sarai uomo di fede:  Poi la voglia svanisce e il figlio rimane  e tanti ne uccide la fame.  Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:  ma non ho creato dolore.  Il settimo dice non ammazzare  se del cielo vuoi essere degno.  Guardatela oggi, questa legge di Dio,  tre volte inchiodata nel legno:  guardate la fine di quel nazzareno  e un ladro non muore di meno.  Guardate la fine di quel nazzareno  e un ladro non muore di meno.  Non dire falsa testimonianza  e aiutali a uccidere un uomo.  Lo sanno a memoria il diritto divino,  e scordano sempre il perdono:  ho spergiurato su Dio e sul mio onore  e no, non ne provo dolore.  Ho spergiurato su Dio e sul mio onore  e no, non ne provo dolore.  Non desiderare la roba degli altri  non desiderarne la sposa.  Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi  che hanno una donna e qualcosa:  nei letti degli altri già caldi d'amore  non ho provato dolore.  L'invidia di ieri non è già finita:  stasera vi invidio la vita.  Ma adesso che viene la sera ed il buio  mi toglie il dolore dagli occhi  e scivola il sole al di là delle dune  a violentare altre notti:  io nel vedere quest'uomo che muore,  madre, io provo dolore.  Nella pietà che non cede al rancore,  madre, ho imparato l'amore". 
Benigni si 'scopre' tradizionalista e lancia i 10 comandamenti combattuti da De Andrè e dalla cultura del '68
E' la canzone "Il testamento di Tito" di Fabrizio De André ed era quando a certa intellighenzia di sinistra non piaceva poi così tanto la parola COMANDAMENTI. Invece Roberto Benigni di dicembre si rimangerà questa cultura. Lui che disse su Raiuno durante lo show sulla nostra Carta "i dieci comandamenti sono tutti un no, la Costituzione è tutto un sì, è la legge del desiderio", dopo aver proposto un focus sulla Divina Commedia e averci anche spiegato l’Inno di Mameli, ha deciso di rivoluzionare gli ultimi 40 anni circa di storia italiana. Ha cambiato idea. Appena qualche mese dopo, le sue parole erano diventate di amore per la Legge di Dio: «Non desiderare la donna d’altri è bellissimo» aveva infatti dichiarato. D’altronde era la promessa di Gesù ‘fare nuove tutte le cose’ e va accettato, ma un po' di rigurgito dal passato" torna su come è normale che sia. Comunque prepariamoci. Sono in arrivo le sue Tavole e saranno più belle delle altre perché sarà lui, un "comunista moderno" a legarle all’attualità e a cercare di spiegarne il significato. Lui sarà più bravo dei nostri preti annacquati dal '68, sarà più clericale dei nostri parroci, sarà più ortodosso dei nostri sacerdoti e più retrò dei nostri vescovi che oggi si stanno confrontando grazie al Sinodo su temi delicati e verso i quali la società "preme". Va dato però l'onore delle armi. E ce l'ha il biblista Don Fabio Rosini, oggi direttore del Servizio per le Vocazioni in Vicariato, che iniziò il progetto di catechesi sulle Tavole di Mosè, diffusosi poi in tutta Italia di anno in anno e che lo sta portando avanti con gran decisione e consenso (e sì diciamola questa parolaccia anti-cattolica). Forse Benigni sa che ci sono migliaia di “comandati”, in giro per il nostro Paese, felici di ascoltare questi “no” , e magari si è anche lasciato ispirare da loro. Perché il Signore si serve di tutti. Ma SERVIRE appunto è la parola chiave. Se un sacerdote lo fa gratis e fa parte della sua missione parlare di Dio, l'attore e regista no, e va ricordato.
Benigni si 'scopre' tradizionalista e lancia i 10 comandamenti combattuti da De Andrè e dalla cultura del '68
Speriamo comunque che a parte lo show o lo spettacolo sensazionale che si appresta ad andare in onda su Raiuno, il successo dei “Dieci Comandamenti” di Dio si realizzi nella vita reale di ciascuno. E se alla sinistra piace da sempre ri-scoprire a modo suo i valori (lo hanno già fatto con la Patria rivalutando l’Inno nazionale) e poi insegnarli, beh lasciamoglielo fare anche se non ha sempre l'onestà intellettuale di ammettere le "svolte" culturali. Così accettiamo il buon fratello Benigni, che con un intento pedagogico comunque ammirabile si avventurerà per strade lasciate incolte, distrutte, divelte, trascurate o abbandonate da qualcun’altro. E sarà lui, magari anche con un pizzico di solita retorica buonista ma speriamo di no, a tentare di farci comprendere il bene e il bello che nascondono le 10 Parole di Dio. Il 15 e il 16 dicembre il premio Oscar ci stupirà. Ma l'ha già fatto con questa scelta.
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