Unioni civili, Alfano Vs Renzi: Ncd punta i piedi contro il Ddl Cirinnà

13 ottobre 2015, Americo Mascarucci

Unioni civili, Alfano Vs Renzi: Ncd punta i piedi contro il Ddl Cirinnà
L’appello di Filippo Savarese portavoce di Manif Pour Tous Italia, associazione impegnata per la difesa della famiglia naturale, contro l’affermazione dell’ideologia gender e le nozze gay, non è rimasto inascoltato. 

Area Popolare ha infatti puntato i piedi nel corso di un incontro che si è tenuto a Palazzo Chigi fra il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e i capigruppo al Senato di Pd e Ap Luigi Zanda e Renato Schifani sul contestato disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili.  

Il Pd è più che mai deciso ad incardinare l’ esame del testo in Senato ma Alfano e Schifani pare abbiano ribadito che il tema delle unioni civili non è una priorità, che va approfondito e discusso con più calma, non a ridosso delle riforme costituzionali. 

"Il tema delle adozioni ci divide molto - ha detto al termine dell'incontro Angelino Alfano - il testo Cirinnà 2 va anche meno bene del precedente". Per il Ministro dell'Interno il timore più grande è che "attraverso norme scritte in modo ambiguo si violino alcuni paletti fissati dalla Corte Costituzionali, che si faccia una sorta di equiparazione con il matrimonio e ci sia la possibilità di arrivare prima o dopo, anche attraverso l'intervento della magistratura, all'adottabilità dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso". 

I contrasti dunque continuano a permanere soprattutto intorno alla possibilità sancita dal Ddl Cirinnà di consentire ad una coppia gay di adottare il figlio di uno dei conviventi, soluzione questa che, a detta dell’Ncd, andrebbe ad incentivare la pratica dell’utero in affitto illegale in Italia ma praticata all’estero. 

E' per questo che esponenti del partito di Alfano come Carlo Giovanardi ed Eugenia Roccella sono arrivati addirittura a proporre emendamenti rivolti a punire penalmente gli italiani che ricorreranno alla maternità surrogata anche all’estero

Schifani ha annunciato che oggi stesso riunirà il gruppo al Senato per decidere il da farsi ma appare evidente come l’attuale testo del Ddl seppur modificato e depurato dei riferimenti normativi al matrimonio, continui a risultare indigesto agli esponenti di Area popolare. 

Anche perché Carlo Giovanardi ed altri avrebbero già aderito all’invito di Savarese; qualora il ddl Cirinnà dovesse essere approvato in Parlamento con i voti del Pd, di Sel, dei 5Stelle e della truppa verdiniana, ciò significherà per loro il divorzio dalla maggioranza e l'inevitabilità del ritiro della fiducia all’Esecutivo. 

Alfano è consapevole di come il Ddl Cirinnà possa rappresentare l’occasione ideale per i dissidenti, da tempo scontenti dell’alleanza con il Pd, di sfilarsi dalla maggioranza, togliere la fiducia al Governo e riposizionarsi nello scacchiere politico; chi con Forza Italia e la Lega (leggi Giovanardi e Lupi) chi con Passera, Fitto, Della Valle (Quagliariello e Sacconi). 

Per Alfano sarebbe una catastrofe politica. Il Ministro dell’Interno ne è consapevole come ne è consapevole anche Renzi che in cuor suo vorrebbe evitare problemi all’alleato rinviando l’esame del testo e cercando un accordo di maggioranza. Ma Renzi è tirato per la giacca dai Dem che vogliono chiudere la partita delle unioni civili al più presto. E i margini di una mediazione si fanno sempre più stretti

 

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