Per Zingaretti Roma sarebbe una maledizione e si sfila: nel Pd ci si guarda le spalle

13 ottobre 2015, intelligo
Per Zingaretti Roma sarebbe una maledizione e si sfila: nel Pd ci si guarda le spalle
Perché parla Zingaretti di Marino? Perchè pare che il Pd possa o voglia puntare su di lui per la prossima campagna elettorale romana. 

Ma lui non lascia scorrere le voci e le blocca subito con queste parole: “In questi mesi sono stato poco dietro la polemica politica, i comunicati e l’apparire perché credo che il mio compito sia dimostrare che una delle regioni più complicate dal punto di vista di governo potesse diventare un modello di buon governo per l’Italia - ha aggiunto Zingaretti - il contributo che io posso dare e darò al mio campo di forze sarà questo: dimostrare che si può governare meglio aiutando la vita dei cittadini. Questo è e sarà il mio contributo alla fase che si sta aprendo”.

C'è da dire che proprio lui il 16 luglio 2012 si era candidato a Sindaco di Roma, ma fu il Pd a chiedergli di cambiare "scelta", e lui così fece. Ci tiene a sottolinearlo quasi facendo trapelare di non fidarsi del Pd, di questi Pd. E ultimamente non sono pochi i dem a guardarsi reciprocamente con sospetto. zingaretti che ha subito chiamato Marino per esprimergli la sua vicinanza e amicizia ma anche la sua solidarietà comprende dunque l'amarezza del medico dem e non sembra proprio appoggiare le parole di Orfini. 

Racconta Zingaretti: "Mi chiesero di cambiare e affrontare quella che fu definita un’emergenza democratica. Io condividendo quell’analisi di una situazione veramente drammatica non ci pensai due volte e rinunciai alla candidatura, buttandomi nell’avventura regionale. Abbiamo vinto all’insegna del cambiamento e ora stiamo governando la Regione. Penso che queste scelte si fanno una volta nella vita, io l’ho già fatta e credo che ora sia giusto che parta un processo di ricostruzione di una proposta di governo”. 

Comunque alla fine conta un aspetto, e qui torna piddino convinto: "C’è in gioco la vita di milioni di cittadini: il Pd dovrà essere protagonista di questa nuova fase che dev'essere di ricostruzione di una coalizione larga, basato su un progetto di governo per la città. È importante ritrovare in fretta la capacità di incontrarsi, pensare e discutere collettivamente: non se ne può più di avere tanti gruppi, è tempo di ritrovare una dimensione collettiva. Dobbiamo far parlare Roma, a partire dai presidenti di Municipi che sono i depositari e custodi di rapporti di massa profondi con la città, ma anche i consiglieri, i deputati, gli assessori: tutti in campo senza egoismi”.

Sì sì, tutto bene. 

Ma non chiedetegli di candidarsi per Roma ora che il Pd romano non c'è, è spaccato, ha problemi emersi e sommersi. Lui rimane ancorato a quella leadership più legata alla società civile, e se la tiene stretta. Riesce a mantenere un piede nel partito e uno con la gente. Fino a quando glielo permetteranno. 
autore / intelligo
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