Senato, dura opposizione e Ncd verso la spaccatura. Per Quagliariello "si chiude una fase politica"

13 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Senato, dura opposizione e Ncd verso la spaccatura. Per Quagliariello 'si chiude una fase politica'
La Riforma del Senato sta giungendo alle battute finali con le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentari di Palazzo Madama. 

Il disegno di legge Boschi prevede come si ricorderà il superamento del bicameralismo perfetto e una ridefinizione dei ruoli e delle funzioni del Senato. 
La proposta in discussione prevede che i nuovi senatori siano in tutto cento così suddivisi;  settantaquattro consiglieri regionali, ventuno sindaci e cinque senatori di nomina presidenziale.
I membri del nuovo Senato saranno scelti "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi", secondo le modalità che verranno stabilite con una legge varata entro sei mesi dall'entrata in vigore della riforma costituzionale. Le Regioni avranno altri 90 giorni di tempo per adeguarsi alla normativa nazionale. 

I cinque senatori di nomina presidenziale non saranno più in carica a vita ma saranno legati al mandato dell'inquilino del Colle, ossia sette anni e non potranno essere rinominati. Restano invece senatori a vita gli ex presidenti della Repubblica. 

La discussione in Senato tuttavia si preannuncia infuocata. Silvio Berlusconi ha incontrato i gruppi parlamentari di Forza Italia caldeggiando una sorta di “unità delle opposizioni” per bloccare la riforma. Il partito azzurro dopo ampia discussione ha scelto l’Aventino, ossia di non partecipare alle votazioni. Una posizione che non tutti hanno in realtà condiviso, ma che si sarebbe resa necessaria a detta dei plenipotenziari forzisti per evitare possibili soccorsi azzurri al Governo. 

Tutti fuori quindi, o meglio dentro l’aula, ma senza votare. I banchi resteranno vuoti ma i senatori di Forza Italia saranno comunque all’interno dell’emiciclo. 

Momenti di tensione si sono avuti con l’intervento del Senatore a vita Giorgio Napolitano. I senatori di Forza Italia e quelli 5Stelle hanno abbandonato l’aula per protesta quando il Presidente emerito ha iniziato il suo intervento. Un attestato di disistima nei confronti dell’ex Capo dello Stato accusato dalle opposizioni di essere stato un presidente di parte e di aver legittimato governi non democraticamente eletti. 

Area Popolare voterà il Ddl Boschi, nonostante Renato Schifani abbia ribadito ancora una volta l’irritazione dei centristi per l’accelerazione voluta dal Pd sul ddl Cirinnà sulle unioni civili. Schifani ha garantito che l’Ncd non farà passi indietro. 

Il “dissidente” Gaetano Quagliariello ha annunciato anche lui il voto favorevole alla Riforma ma ha altresì precisato che con questo atto si chiude una fase politica, ossia l’accordo istituzionale nato nel 2013 con la rielezione di Giorgio Napolitano e fondato sull’impegno formale di portare a termine le riforme costituzionali. In pratica Quagliariello sarebbe già con un piede fuori dalla maggioranza e dall’Ncd in direzione dei conservatori di Raffaele Fitto. 

Anche Fitto ha riunito i suoi parlamentari e diversamente dagli ex amici forzisti ha deciso di restare in aula e votare contro. I leghisti dissidenti di Flavio Tosi si asterranno, mentre la Lega di Salvini abbandonerà l’aula insieme a Sel e 5Stelle. 

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