E' morto il "rosso" Dario Fo che "passò" per Salò

13 ottobre 2016 ore 10:14, Americo Mascarucci
Morto a 90 anni il premio nobel per la letteratura Dario Fo. 
Da sette mesi soffriva di problemi polmonari ed era ricoverato da 12 giorni all'ospedale Sacco di Milano. 
Una vita la sua trascorsa fra cinema, teatro, televisione, politica, sempre all'insegna della massima irriverenza. 
Il 9 ottobre 1997 Fo ricevette o il Premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: 
"Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". 
E lui il potere lo ha sempre dileggiato anche se poi nei fatti lo ha sempre fatto da uomo di parte. 
Militante dell’estrema sinistra negli anni 60 e 70, vicinissimo ai movimenti dell’antagonismo è stato poi legato negli anni, insieme all'inseparabile moglie Franca Rame scomparsa nel maggio del 2013, prima a Rifondazione Comunista poi all'Italia dei Valori di Di Pietro (con cui la Rame fu candidata ed eletta al Senato alle politiche del 2006) ed in ultimo, in tempi recenti, ad Antonio Ingroia e al Movimento 5Stelle non disdegnando di unire i suoi vaffa da premio nobel a quelli di Beppe Grillo.
Un uomo che ha saputo dileggiare il potere democristiano, la Chiesa, la magistratura, la Polizia che "perseguitava" gli anarchici per affermare i teoremi di stato sulla matrice rossa delle stragi. 
 
E' morto il 'rosso' Dario Fo che 'passò' per Salò
Un uomo di sinistra con un passato a destra, e che passato!
Un passato nientemeno che da militante della Repubblica Sociale Italiana. 
Sì, anche Fo come Giorgio Albertazzi combatté nell'esercito nazi-fascista all'indomani dell’armistizio dell’8 settembre. La cosa si seppe a metà degli anni 70. 
Fo sul principio negò e addirittura querelò chi lo aveva scritto, ma quando poi uscirono le sue foto in divisa ammise la circostanza ma spiegò che lo fece perché costretto. 
In un'intervista a La Repubblica dichiarò: "Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull'attività antifascista di mio padre, quindi d'accordo con i partigiani amici di mio padre"
Dichiarazioni che tuttavia non hanno mai convinto fino in fondo, anche se poi per gli uomini di sinistra certi peccati di gioventù sono stati facili da far dimenticare


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