Morto Dario Fo, una vita fedele a Franca Rame: "Abbiamo vissuto 3 volte di più"

13 ottobre 2016 ore 11:05, Lucia Bigozzi
Il 29 maggio 2013 è stato “il più grande dolore della mia vita. Franca Rame se n’è andata tra le mie braccia”. Diceva così Dario Fo dell’adorata compagna di vita nel giorno della sua scomparsa, la donna con cui ha vissuto in simbiosi, che è stata la sua Musa ma anche la sua forza, il suo coraggio. Come quando proprio Franca Rame lo spinse a tornare al teatro dopo uno stop. Al funerale della moglie, Fo urlò quello “Ciaooooo” che prese al cuore la gente che li seguiva da sempre. Di lei diceva che continuava a sentire la presenza e l’aiuto, conferma di un rapporto intenso. E a chi gli domandava se questo suo dire lasciasse trasparire una sorta di conversione spirituale, Dario Fo rispondeva così: “Io credo nella logica. Ma una volta di là, spero di essere sorpreso”. 

Morto Dario Fo, una vita fedele a Franca Rame: 'Abbiamo vissuto 3 volte di più'
C’è un altro aspetto del loro rapporto di coppia che colpisce per intensità e profondità: “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri” ricordava quando dopo la sua morte
spesso si ritrovava ad evocare una vita sicuramente piena. Con Franca Rame Dario Fo condivideva e viveva giorno per giorno un’altra grande passione: la cultura di cui è stato uno dei protagonisti. Forse, non tutti sanno che oltre al teatro che Fo ha attraversato e declinato in ogni sua forma, la vita artistica del premio Nobel è stata contrassegnata anche dal rapporto che negli ultimi anni della sua vita ha sviluppato con il Museo di Altino, in provincia di Venezia. Proprio qui nell’estate scorsa aveva inaugurato una mostra di suoi dipinti. Con la moglie condivideva anche l’amore per Venezia e il suo territorio, al punto che col teatro della piccola comunità della provincia veneziana aveva stretto una relazione intensa al punto che lo stesso teatro era stato intitolato proprio a Dario Fo, a Camponogara dove fu inaugurato nel 1999. 

Come detto, era stata la moglie Franca a sollecitare il suo ritorno sul palcoscenico dei teatri e vale la pena ricordare l’anno 1960 perché segna la svolta artistica per la coppia che fonda la Compagnia teatrale Fo-Rame, producendo farse come “Ladri, manichini e donne nude”, testi satirici tra cui “Gli arcangeli non giocano a flipper”. Significative le parole che Fo anche in questo caso usava per la moglie che ha creduto in lui, nel Dario-attore fin dall’inizio della loro storia artistica: “In realtà ero un parvenu, senza diplomi. Franca è stata la mia maestra che mi ha tolto gli impacci, la convenzione, le paure”. Dal teatro alla tv dove nel ’62 Dario e Franca conducono Canzonissima, anche se i dirigenti Rai (escluso Bernabei che gli affidò il compito) non la presero benissimo soprattutto per la loro proverbiale irriverenza. Al punto che dopo sette puntate Fo-Rame abbandonano il programma e staranno lontani da Mamma Rai fino alla seconda metà degli anni Settanta. La consacrazione definitiva per Dario Fo arriva con il premio Nobel e Franca è sempre lì, al suo fianco. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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