Zeinab oggi rischia l'impiccagione, mobilitazione per la sposa-bambina

13 ottobre 2016 ore 13:25, Lucia Bigozzi
Ha 22 anni e oggi potrebbe finire la sua vita: impiccata. Si chiama Zeinab Sekaanvand Lokran ha 22 anni, di origine curdo-siriana. Nei suoi confronti il governo iraniano ha emesso una condanna a morte (ufficializzata nel 2014) perché la ritiene responsabile della morte del marito, avvenuta nel 2012 che secondo l’accusa la picchiava e abusava di lei. In quel tempo, la ragazza aveva solo 17 anni e si era unita in matrimonio quando di anni ne aveva appena 15: in pratica una sposa-bambina. La sentenza per Zeinab è stata sospesa come ha ricordato Human Right Watch , quando la ragazza si era nuovamente sposata ed era rimasta in stato interessante proprio mentre era rinchiusa nel carcere. Ma il bambino era nato morto e per la donna la sentenza di condanna era stata ripristinata. Dopo l’arresto, la ragazza aveva ammesso l’uccisione del marito che aveva accusato di “abusi fisici e verbali” e di aver respinto la sua richiesta di divorzio. Dopo l’arresto, la ragazza ha riferito di aver subito pressioni anche fisiche da parte della polizia iraniana; quindi avrebbe ritrattato le accuse nei confronti del marito e puntato il dito contro il fratello di suo marito come responsabile del delitto. Poi il parto in carcere, fino a oggi. Una vicenda incredibile e proprio oggi è Amnesty International a chiedere che quella esecuzione venga sospesa ancora una volta. 

Zeinab oggi rischia l'impiccagione, mobilitazione per la sposa-bambina
Del caso di Zeinab si occupa anche Human Rights Watch secondo cui l’Iran come firmatario della Convenzione sui diritti del fanciullo, “sarebbe obbligato a vietare le condanne a morte per i minori”
(come riporta il Corsera).  Amnesty International aggiunge che “il diritto internazionale, tra cui la Convenzione sui diritti dell’infanzia, vieta categoricamente l’uso della pena di morte nei confronti di persone che hanno commesso un reato quando avevano meno di 18 anni”. Va anche ricordato che in base alla legge iraniana le persone condannate a una pena giudicata equivalente a quella capitale non possono chiedere la grazia, non ne hanno diritto. Lo stesso vale per la richiesta della commutazione della pena, come prevede l’articolo 6.4 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Intanto oggi Zeinab rischia la morte per impiccagione

autore / Lucia Bigozzi
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