Suicida per foto sexy pubblicate dopo fallita estorsione: il nuovo caso

13 ottobre 2016 ore 16:26, Americo Mascarucci
La Procura di Treviso ha concluso le indagini sul suicidio di una donna di 40 anni di Castelfranco Veneto che nel 2015 si era tolta la vita dopo la pubblicazione su Facebook di alcune sue foto sexy. 
Sotto inchiesta è finita una coppia napoletana che ora rischia il processo.
Un caso simile a quello di Tiziana Cantone, la 31enne che si è suicidata di recente dopo alcuni video hard pubblicati su WhatsApp. 
In questo caso però la divulgazione delle immagini hard sarebbe state la conseguenza di un ricatto e le foto compromettenti sarebbero state ottenute con l'inganno.
Poche settimane prima del suicidio la donna su Facebook sarebbe stata raggiunta da un tizio che si sarebbe presentato con il nome di un titolare di un'agenzia di telefonia. L'uomo le propose l'acquisto di alcuni smartphone.
L'uomo si sarebbe presentato sul suo profilo con una falsa foto che lo ritraeva bello e attraente e da lì sarebbe iniziata una frequentazione in chat che si sarebbe fatta sempre più intima e confidenziale, al punto che la donna avrebbe accettato di inviargli sue foto privatissime, in versione hard e le avrebbe confidato aspetti molto scabrosi di lei e della sua situazione matrimoniale.
A quel punto sarebbe scattata la truffa.
L'uomo rivela di essersi presentato a lei con una falsa identità, con un falso profilo e una falsa foto fino a minacciarla di rendere pubbliche le foto e le conversazioni private se non le consegnerà grosse cifre di denaro. 
La donna semplice casalinga però non ha quella cifra (2000 euro) e cerca di prendere tempo, ma l'uomo pubblica le foto e le frasi private che le ha inviato in chat in cui descrive i suoi gusti sessuali.
Naturalmente lo scandalo è enorme.
Da qui il suicidio.

Suicida per foto sexy pubblicate dopo fallita estorsione: il nuovo caso
La Procura, con un certosino lavoro di indagine, riesce a risalire al presunto responsabile del ricatto.
In un primo momento all'uomo è contestata la violazione della privacy e il reato di morte procurata attraverso la commissione di altro reato, ossia la divulgazione delle foto, ma quando poi si scopre che dietro a tutto c'è il ricatto, la sua posizione, insieme a quella della sua compagna presunta complice, si aggrava. 
Il Pm Paolo Fietta quindi chiederà il rinvio a giudizio per la coppia napoletana, 35 anni lui e 30 lei, con le accuse di tentata estorsione, diffamazione aggravata, sostituzione di persona e morte in conseguenza di altro reato.

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