L’apertura di monsignor Miglio alle coppie di fatto è una “picconata” alla famiglia

13 settembre 2013 ore 11:47, Americo Mascarucci
L’apertura di monsignor Miglio alle coppie di fatto è una “picconata” alla famiglia
Sta facendo molto discutere in queste ore l’apertura al riconoscimento delle coppie di fatto avanzata dall’arcivescovo di Cagliari ,Arrigo Miglio.
Dichiarazioni che hanno suscitato ancora più scalpore, essendo state pronunciate in qualità di presidente del Comitato scientifico organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, riunito a Torino. Andiamo quindi ad esaminare le parole pronunciate da Miglio: “Vorremmo superare i pregiudizi - ha detto - capire che la famiglia non è un problema cattolico, ma di tutti. Confinare la famiglia a un tema di tipo confessionale significa sminuirla nel suo ruolo sociale di pilastro del bene comune. Non sogniamo modelli passati ma partiamo dal nucleo della famiglia attuale, il matrimonio tra un uomo e una donna, e da questa prospettiva ragioniamo per guardare al futuro, verso nuove situazioni e nuovi modelli familiari”. E fin qui nulla di strano, il ragionamento dell'arcivescovo potrebbe essere anche condiviso. Ma poi ha aggiunto: “Da questa prospettiva bisogna ragionare per arrivare a capire che primato della famiglia non significa ignorare né calpestare i diritti e i doveri che si formano in ogni altro tipo di convivenza”. E qui qualche perplessità inevitabilmente non può non presentarsi. A leggere certe dichiarazioni (non essendo stati presenti dobbiamo attenerci ai resoconti giornalistici), sembrerebbe quasi che il primato della famiglia, anziché un valore, sia diventata una forma di discriminazione verso le altre, differenti, forme di convivenza. Non si riesce a comprendere francamente il perché di un intervento della Chiesa rivolto a garantire il riconoscimento delle convivenze “di fatto”, considerando come ad essere bistrattata oggi sia proprio la famiglia fondata sul vincolo del matrimonio. La Chiesa ha avuto il privilegio e la virtù di restare sempre fedele al Vangelo senza mai adeguarsi alle mode del momento. Certo, è scomodo oggi difendere la famiglia tradizionale, lo scandalo semmai sta proprio in questo, nel voler essere “diversi” in un mondo omologato dove il pensiero unico dominante è quello che tende a snaturare il concetto di “famiglia” in favore di una molteplicità di unioni poste tutte sullo stesso piano. Ma un conto è riconoscere diritti a chi legittimamente sceglie di convivere sotto forme diverse dal matrimonio, altra cosa è equiparare queste situazioni alla famiglia classica, con il risultato di rendere il matrimonio fra un uomo ed una donna un rito stanco, quasi un retaggio d’altri tempi da superare, o quanto meno riservare agli irriducibili bigotti. Non è stato Papa Francesco a ricordarci che il compito dei sacerdoti non è quello di adeguarsi alla moda ma di servire il Vangelo senza preoccuparsi di andare controcorrente o di dare fastidio? E non sono stati forse coerenti i vescovi degli stati europei dove sono state introdotte legislazioni favorevoli alle coppie di fatto ed alle nozze gay, che hanno fatto sentire forte e chiara la loro condanna? Chi ha più coraggio? I vescovi francesi, belgi, olandesi che si sono opposti alle politiche laiciste dei governi in nome della difesa dei valori irrinunciabili, o Miglio che con la sua uscita si guadagnerà l’apprezzamento e gli applausi dei laicisti italiani? Forse l’arcivescovo di Cagliari nel rilasciare certe dichiarazioni ha creduto di andare controcorrente, senza accorgersi invece di essersi soltanto omologato al pensiero unico che domina la società contemporanea, un pensiero che già da tempo non riconosce più alcun primato della famiglia. Un assist quello di Miglio, di cui non si avvertiva affatto la necessità.
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