Le parole della settimana, la dottrina di Conte: Umiltà, Orgoglio e... Cattiveria

13 settembre 2014 ore 0:19, Paolo Pivetti
Le parole della settimana, la dottrina di Conte: Umiltà, Orgoglio e... Cattiveria
C’è un eroe che cammina fra noi. È un vero leader,
e chissà se ce ne siamo già resi conto. Per ora, pare di no; eppure è uno degli uomini più ascoltati d’Italia; è di poche parole come tutti quelli che sanno farsi ascoltare. Di mestiere fa l’allenatore, o se vogliamo il cittì, commissario tecnico: della Nazionale, s’intende. Il suo nome è Antonio Conte. Perché sta qui, tra le “parole della settimana”? Perché questa settimana ha pronunciato le tre parole che l’Italia tutta sta aspettando da anni, e forse non lo sa. Le tre parole sono:
  • orgoglio
  • umiltà
  • cattiveria
Da bravo professionista, si riferisce semplicemente al modo in cui la sua squadra, la nostra nazionale, deve giocare. E certamente non s’immagina che queste parole vadano oltre il perimetro del campo di calcio; non s’immagina di aver enunciato un codice di comportamento che potrebbe aiutare tutti noi a rimetterci in cammino, guadando con passo deciso la palude della rassegnazione nella quale siamo da tempo impantanati. Conte è uno che ha detto: “Tutto quello che ho mi è costato fatica e sacrificio”. E anche per questo va preso sul serio: quelle tre parole guida, orgoglio, umiltà, cattiveria, sono il distillato di una vita che attraverso il sacrificio e la fatica lo ha portato ad essere un vincente. Ma sono anche parole guida perfettamente adatte per affrontare una situazione politica come la nostra. Per questo sarebbe augurabile che dal campo di calcio si riversassero al campo di battaglia della vita nazionale. Una vita collettiva così immobilizzata dai bizantinismi, così paralizzata dalle posizioni di privilegio, così confusa dai mille linguaggi dell’odierna torre di Babele, che solo un messaggio semplice, il più semplice possibile, quello appunto adatto a vincere una partita di pallone, potrebbe salvarla. Sull’orgoglio è facile trovare tutti d’accordo. Cosa potremmo fare di buono senza partire da un moto d’orgoglio, che poi vuol dire credere attivamente in noi stessi e scommettere sulle nostre possibilità? Non meno indispensabile, lumiltà. Nessun grande avrebbe mai potuto essere grande senza l’umiltà della disciplina, del saper imparare, dell’esercitare una paziente tenacia. Ciò che sorprende nella triade di Conte è il terzo elemento: la cattiveria. Come? La cattiveria? Sì, per porre rimedio alla deriva lassista alla quale ci hanno portato le anime belle fautrici del dialogo, dell’accoglienza, dell’integrazione, della multiculturalità. Proprio qui si delinea la grandezza dell’uomo. Peccato che si sia votato al calcio.
autore / Paolo Pivetti
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