Ultime news pensioni, fissata l'Ape a 63 anni: indiscrezioni e modalità

13 settembre 2016 ore 10:25, Luca Lippi
Il fulcro della riforma Pensioni è incentrato sul meccanismo dell’anticipo pensionistico (Ape), e su questo argomento dall’incontro che si è tenuto ieri (12 settembre) tra il Ministero del Lavoro nella persona del sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini e le varie sigle sindacali, si è giunti a un accordo molto importante. 
Primo punto ufficiale di condivisione tra le parti sul nuovo meccanismo per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per mezzo della cosiddetta Ape, c’è intesa sull’età dalla quale sarà possibile usufruirne che è stata fissata in 63 anni ed ossia 3 anni e sette mesi prima rispetto alla soglia imposta dalla riforma Fornero. 
Lo ha annunciato il segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli che a margine dell’incontro ha dichiarato: “Sessantatre anni è la mediazione arrivata oggi, ma era in viaggio da un po’ di tempo”.
L’Ape, finanziato dalle banche ed assicurato, viene introdotto per permettere il ritiro dal lavoro con 3 anni di anticipo dietro un assegno (appunto l’anticipo pensionistico) che i lavoratori intenzionati a farne uso dovranno rendere mediante rate ventennali, l’assegno sarà comunque erogato dall’Inps.
Tuttavia, al fine di rendere maggiormente flessibile la fruizione dell’Ape, i lavoratori destinatari potranno utilizzare il prestito bancario in maniera parziale, ossia al 25% o al 50%.
Viceversa sarà loro prospettata la possibilità di utilizzare le somme accantonate nella pensione integrativa per poter restituire il prestito, nella sostanza si tratta di attingere alla Rendita integrativa temporanea anticipata, cosiddetta Rita.
Per chi non sapesse cos’è la Rita, si tratta della Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) che è riservata ai lavoratori che sono iscritti ad un fondo di previdenza complementare, cioè tutti coloro che hanno aderito ad accantonare il proprio tfr in un fondo complementare o dello stesso Inps.

Ultime news pensioni, fissata l'Ape a 63 anni: indiscrezioni e modalità

Perché usare il fondo di previdenza complementare?
Perché consente ai lavoratori con 63 anni di età e almeno 20 anni di contributi di ricevere anticipatamente la pensione integrativa, impiegandola per diminuire o azzerare la necessità dell’anticipo dell’Ape, attraverso una tassazione agevolata compresa tra il 15 e il 9%, a fronte invece dell’attuale 23%.
Questa tassazione più favorevole è riservata a chi è iscritto ad un fondo pensione integrativo da maggior tempo. Attualmente, lo sgravio di cui si discute è pari allo 0,3% per ogni anno di iscrizione ad un fondo superiore a 15 anni.
Si specifica, poi, che l’aliquota marginale, nel caso di prestazione pensionistica complementare associata alla pensione di base, viene fissata in base allo scaglione Irpef al quale si appartiene.
Infine, in maniera analoga all’Ape, anche la Rendita integrativa temporanea anticipata sarà cumulabile con nuovi redditi da lavoro.
Nannicini specifica che “non si rischia l’auto, non si rischia l’immobile, gli eredi non rischiano di vedere qualcosa che ricade sulla pensione di reversibilità perché tutto sarà coperto da un’assicurazione” (pagata sempre da chi richiede l’Ape). 
Quindi, “non ci sono rischi reali, ma ci sono costi finanziari”. Secondo le anticipazioni, il taglio sulla pensione rappresentato dalle rate di restituzione del prestito sarebbe intorno al 5% l’anno. Nannicini propone un esempio:
“per chi lavora, un anno di anticipo costerà una cifra da 50 a 60 euro al mese per 20 anni”.
Il costo tenderà a zero per chi è disoccupato, disabile, svolge attività rischiose. Confermate infatti le detrazioni concentrate sui redditi più bassi, coprendo di fatto interessi e assicurazione, e in alcuni casi anche il capitale anticipato. I lavoratori beneficiari delle detrazioni dovrebbero essere quelli con un importo massimo della pensione pari a 1.200 euro netti. 
I beneficiari
L’intervento dal 2017 al 2019, quindi per i primi 3 anni, sarà sperimentale:
– nel 2017 verranno coinvolti i nati tra il 1951 e il 1953 (ossia gli over 63);
– nel 2018 i nati del 1954;
– nel 2019 i nati del 1955.
La platea beneficiaria dell’Ape dovrebbe essere compresa tra i 30mila e i 40mila lavoratori annui, anche per via del fatto che non tutti i lavoratori coinvolti potrebbero scegliere per l’uscita anticipata.
Una volta terminato il triennio sperimentale, l’operazione, che dovrebbe essere inserita nella prossima legge di Stabilità, potrebbe diventare a carattere permanente.
Conclusioni? La sostanza è che l’Ape nei fatti non intacca le casse del Tesoro e sostanzialmente non modifica affatto gli effetti della Legge Fornero dalla quale, nella situazione attuale, non è possibile derogare se non a costi a carico dei lavoratori (il meccanismo dell’Ape appunto). Detto questo, seguiremo gli sviluppi della trattativa prima di tutto, e in seguito sarà altrettanto interessante valutare quante persone aderiranno concretamente.

autore / Luca Lippi
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