Con videocamera MIT puoi leggere un libro chiuso: questione di radiazioni

13 settembre 2016 ore 11:48, Americo Mascarucci
Quante volte ci si è posti il problema di conservare libri antichi dai rischi di danneggiamenti provocati soprattutto dalla consultazione da parte del pubblico?
Spesso infatti l'esigenza di dover fare fotocopie e scannerizzazione di una o più pagine potrebbe compromettere il volume con il rischio di danneggiare le pagine. Alcune biblioteche infatti per impedire che ciò avvenga consentono unicamente la fotografia della pagina che si desidera consultare proibendo tanto le fotocopie che la scannerizzazione. Ma è chiaro che per gli utenti che per varie ragioni hanno necessità di consultare quei testi diventa tutto più difficile 
Ebbene, il problema potrebbe essere finalmente risolto. 
Un gruppo di ricercatori del MIT e del Georgia Tech ha sviluppato infatti un sistema di imaging che può infatti identificare i caratteri sulle prime nove pagine di un libro chiuso. 
Una tecnologia che permetterebbe la digitalizzazione dei testi cartacei, eliminando o riducendo la necessità di sfogliarne fisicamente le pagine per scannerizzarle. 
Sebbene ancora in fase di sviluppo, il Metropolitan Museum di New York ha già mostrato interesse per questa tecnologia, che può essere utilizzato per esaminare il contenuto di libri antichi senza danneggiare l’oggetto. 
Secondo i ricercatori, il sistema di imaging può essere utilizzato anche per l’analisi di materiali in strati sottili, come rivestimenti su prodotti farmaceutici o parti di macchine

Con videocamera MIT puoi leggere un libro chiuso: questione di radiazioni
Per il sistema di imaging, i ricercatori del MIT hanno avuto il compito di sviluppare algoritmi per l’acquisizione di immagini dai singoli fogli, mentre i loro colleghi della Georgia Tech hanno creato l’algoritmo che ha interpretato le immagini incomplete o distorte come singole lettere. 
Il sistema sfrutta il fatto che, intrappolate tra le pagine di un libro, si creano delle minuscole sacche d'aria, profonde soltanto venti micrometri. Il differente indice di rifrazione che si crea tra aria e carta indica il punto in cui le radiazioni rimbalzeranno indietro e verranno registrate da un sensore. 
Mentre, infatti, la maggior parte viene assorbita o riflessa dal libro, alcune radiazioni saltano tra le pagine prima di ritornare al rilevatore, producendo un'interferenza, che si aggiunge al rumore di fondo stesso prodotto dallo stesso sensore.
L'algoritmo a quel punto filtra tale rumore e riceve i veri' segnali terahertz provenienti dai riflessi delle diverse pagine. 
Basandosi sulla misurazione dell'energia del riflesso e sulle statistiche di rumore, estrae le informazioni circa le proprietà chimiche delle superfici riflettenti, carta e inchiostro, consentendo il riconoscimento.
Un sistema innovativo e senz'altro rivoluzionario che però, come spiega Barmak Heshmat, autore corrispondente dello studio potrebbe produrre effetti collaterali indesiderati primo fra tutti, il furto di autorizzazione sui siti web che utilizzano il codice CAPTCHA.

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