Il secondo infarto si può prevenire: linee guida per il cuore

13 settembre 2016 ore 15:47, intelligo
di Luciana Palmacci

È necessario tenere d’occhio le malattie cardiovascolari che insieme all’infarto sono i principali problemi di salute pubblica, oltre ad essere recidive. Secondo l’Oms, nel mondo ogni anno si registrano 7 milioni di infarti e il triste fenomeno tende a ripetersi dopo un anno su un paziente su cinque già colpito in precedenza. Un secondo evento cardiovascolare entro un anno dal primo ha spinto gli esperti della Società Europea di Cardiologia a stilare una guida contenente alcuni standard per prevenire la recidività. Alla base di tutto gli esperti raccomandano di adottare un corretto stile di vita da integrare con terapie mediche ad hoc e un adeguato follow up. 
Quattro le regole fondamentali dettate dagli esperti dell’ESC per ridurre il rischio di una recidiva:  
- smettere di fumare, 
- fare regolarmente attività fisica, 
- consumare cibi sani,  
- assumere i farmaci prescritti per la cardiopatia ischemica e per tenere sotto controllo fattori di rischio killer quali colesterolo e ipertensione. 

Il secondo infarto si può prevenire: linee guida per il cuore

La cosa più importante nella prevenzione di un infarto sicuramente è smettere di fumare, afferma Joep Perk dell’ESC, Se poi a questo importantissimo passo si aggiunge la pratica regolare dell’esercizio fisico e una dieta salutare, si può arrivare ad evitare l’80 % degli infarti”. La prevenzione è tutto, ma nella stragrande maggioranza di casi tutti sanno cos'è, ma nessuno la fa. Nonostante tutto i risultati dell’ultimo studio EUROASPIRE dimostrano che: dopo un infarto, il 16% dei pazienti continua a fumare, il 38% è nella fascia dell’obesità e il 60% non fa attività fisica. 
Secondo gli esperti dell'ESC la prevenzione di un secondo infarto dovrebbe iniziare già durante il ricovero in ospedale, e a questa andrebbe data la stessa importanza e priorità del trattamento dell’infarto iniziale. I pazienti dal canto loro non andrebbero abbandonati a sé stessi dopo la dimissione, ma indirizzati ad un ambulatorio di riabilitazione cardiaca dove devono essere rinforzati i messaggi di un corretto stile di vita e incoraggiata la massima aderenza alle terapie. I cardiologi, oltre a riaprire una coronaria bloccata da un trombo, dovrebbero anche individuare la presenza di fattori di rischio e spiegare ai pazienti cosa fare per correggere le cattive abitudini che li hanno generati. Secondo gli esperti, mettere in pratica questi piccoli accorgimenti eviterebbe quasi l’80% dei casi di un secondo infarto.
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