Occupazione, ora il Jobs Act funziona ma non basta

13 settembre 2016 ore 17:06, Lucia Bigozzi
L’Istat ‘sforna’ numeri positivi sul delicato versante del lavoro. E certifica che il Jobs Act comincia a dare i propri frutti. Ecco le cifre ufficiali: nel secondo trimestre ci sono 189mila occupati in più sul trimestre precedente, +439mila sull’anno, di cui 223mila giovani under35. Si riducono di 252mila unità anche i Neet (coloro che non cercano più lavoro): dati che indicano anche una maggiore partecipazione dei più giovani al mercato del lavoro. Istat inoltre spiega che analizzando l’offerta di lavoro nel secondo trimestre dell’anno in corso, l’occupazione complessiva sale in modo consistente se paragonato col trimestre precedente, con una dinamica positiva che, con diversa intensità, riguarda tutte le tipologie: i dipendenti a tempo indeterminato (+0,3%), quelli a termine (+3,2%) e gli indipendenti (+1,2%). A livello territoriale, l’aumento è maggiore nel Mezzogiorno (+1,4%) in confronto al Centro (+0,8%) e al Nord (+0,6%). Il tasso di occupazione sale di 0,5 punti, soprattutto per i 15-34enni (+0,8 punti) e per i 50-64enni (+0,6 punti).

Occupazione, ora il Jobs Act funziona ma non basta
Ma qual è il trend complessivo dell’Italia? Avanti ma piano, piano. Il concetto di fondo che si guadagna qualche punto in più rispetto al passato ma il nostro Paese resta ancora nella fascia rossa della retrocessione. Insomma, si comincia a uscire dalla palude con un piede dopo l’altro, ma ancora entrambi i piedi sono nel fango.
Lo rileva L’Ocse che stila la classifica relativa all’occupazione nei Paesi avanzati. Qualche dato positivo c’è e il merito, gli esperti Ocse lo attribuiscono al combinato disposto tra l’effetto degli sgravi fiscali e degli incentivi e quello prodotto dal Jobs Act. Il risultato sono i 244.000 assunti con il nuovo contratto a tempo indeterminato voluto dal governo Renzi. Ma evidentemente non basta la “spinta” della riforma perché – dice Ocse – che il livello occupazionale italiano (il 49,5% sul totale della popolazione attiva) rimane il terzo più basso dell’area Ocse. Insomma se per l’Istat l’Italia sta tornando ai livelli pre-crisi, per l’Ocse tornare al 2007 è ancora complicato, ovvero a quando i lavoratori erano il 51,6% del totale. Ricapitolando: la crescita dell’occupazione in Italia c’è ma è più lenta che altrove, stimata intorno allo 0,8%. Istat fotografa un mondo del lavoro che va avanti ma con fatica. Ad esempio: a luglio 2016, dopo quattro mesi positivi (+0,4% a marzo, +0,5% ad aprile, +0,2% a maggio e giugno), sono calati gli occupati di 63 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ovvero lo 0,3% in meno. 

Allargando oltre l’elemento congiunturale, si può notare che tra maggio e luglio gli occupati sono aumentati di 157.000 unità, mentre a luglio segnano un aumento di 266.000 unità su base annua. E il tasso di disoccupazione, pur continuando a diminuire, lo fa troppo lentamente attestandosi intorno all’11,4%. Guardando, invece, alle proiezioni Ocse i disoccupati dovrebbero diminuire al 10,5% entro fine 2017 anche se il dato previsto resta sempre sopra la media dei Paesi più avanzati dell’Eurozona. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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