EDITORIALE, Parisi e centrodestra da rifare. Coi moderati e senza valori non negoziabili si scava la fossa

13 settembre 2016 ore 13:29, Fabio Torriero
Marcello Veneziani (leggere il suo articolo sul Tempo di Roma) ha ragione: se qualcosa di nuovo uscirà dal centrodestra non sarà grazie alla politica, ma a qualcosa di diverso. Di altro.
Ovviamente l’amico Marcello si riferisce al contributo fondamentale che la cultura dovrebbe e potrebbe dare, scendendo in campo, sporcandosi le mani, suggerendo, indicando, aiutando; facendo da apripista alla ridefinizione dello schieramento opposto alla sinistra. Argomento tosto e, nello stesso tempo, urticante. La politica di destra ha sempre considerato gli intellettuali, come un inutile orpello, atto solo ad infiorettare operazioni di basso cabotaggio, dai fini angusti. Condannandosi alla mera amministrazione del condominio. Senza idee e programmi alti. La Rivoluzione italiana, o liberale, da Berlusconi in poi, è stata unicamente annunciata. Né avviata, né realizzata.
Dall’altro lato, gli intellettuali di destra (salvo Veneziani e pochi altri), hanno brillato per individualismo, narcisismo, astrattezza, estetismi incapacitanti, servilismo, mai guariti complessi di inferiorità nei confronti del pensiero unico dominante, irrecuperabili sindromi da legittimazione.
EDITORIALE, Parisi e centrodestra da rifare. Coi moderati e senza valori non negoziabili si scava la fossa
Anziché attualizzare i valori si è preferito azzerarli, rimuoverli, o, peggio, musealizzarli, ingessarli. Consegnarli definitivamente all’infantilismo e al culto del ghetto perdente.
Risultato, quasi tutte le esperienze istituzionali di centrodestra (da Palazzo Chigi alle città), oltre ad affogare nella mediocrità governativa, non hanno lasciato alcun segno degno di nota.
Oggi, a giudicare gli articoli usciti specialmente sul Corriere della Sera (da Ernesto Galli della Loggia a Luciano Fontana), di fronte alla crisi (economica e politica) del renzismo, l’implosione del suo Partito della Nazione (la ragione per cui il premier sta rimandando il referendum costituzionale); e alla crisi dei grillini, incapaci di diventare forza di governo; incartati nella mistica paralizzante dell’antipolitica moralista e giacobina (lo stallo della Raggi è emblematica); il nuovo focus è sulla eventuale possibilità di recupero del centro-destra (dopo il buon risultato di Milano alle scorse elezioni). Sia Galli della Loggia, sia altri, di fatto, stanno tirando la volata a Stefano Parisi, neo-delfino del Cavaliere. 
Ma andiamo alla sostanza: di quale centrodestra parliamo? Mancano il collante e il leader federatore, catalizzatore, unificatore.
Al tramonto Berlusconi, Parisi – va detto a chiare lettere - non rappresenta la sintesi culturale e politica del centro-destra. Già riparlare di moderati e di fronte liberal-popolare, vuol dire stare indietro anni luce rispetto alla realtà italiana ed europea. 
E poi il modello, l’ossatura del Polo: la sua, stando ai discorsi fin qui sentiti, sarà l’ennesima, meccanica, riproposizione della Casa delle Libertà 2.0. Con dentro tutto e il contrario di tutto (nazionalisti, europeisti, laici, cattolici, socialisti, sociali, liberali, liberisti etc), uniti soltanto dal mastice thatcheriano. Ancora una volta aggregati a quel dinosauro europeo che risponde al nome di Partito popolare.
Un centrodestra “parisiano”, che mira ad escludere, emarginare, mettere all’angolo Lega e Fratelli d’Italia, per andare dove? Giustamente Veneziani se lo chiede: a fare da stampella speculare al renzismo? Uno schieramento che pensa di decollare non cogliendo il vento che spira in Europa e che si adatta al lessico del pensiero unico dominante, del politicamente e culturalmente corretto, che etichetta come populismo ogni spinta identitaria dal basso dei popoli? E’ la  cronaca di un fallimento annunciato.

Due considerazioni, per stimolare un dibattito senza peli sulla lingua:
1) Qualsiasi ripartenza deve poggiare su un manifesto dei valori e dei principi non negoziabili. Su ciò vanno costruite le alleanze e i programmi politici. La governabilità coerente deriva, discende, dall’omogeneità culturale. Senza tale omogeneità, magari si vince, sommando tanti pezzi, si supera aritmeticamente la sinistra, ma non si governa. Questo è stato il vulnus del centro-destra di governo, dal 1994, fino ad ora;
2) Parisi, Berlusconi, e gli altri leader del centro-destra, si sono accorti che le categorie della politica sono cambiate? Che le dicotomie ottocentesche sono morte? E’ paradossale ricostruire la politica con i cadaveri. Oggi (questa è la nuova chiave di interpretazione della realtà), le categorie emergenti sono “alto-basso”, “identità dei popoli vs caste” e la bio-politica; i temi etici, i valori antropologici. Da questa nuove categorie dipendono poi, politiche alternative in materia di immigrazione e sicurezza, non il contrario. In Europa questa saldatura si sta già verificando, anche se su un piano ancora superficiale e di pancia (pensiamo al mix tra l’elemento identitario anti-Ue, e ad esempio, l’anti-gender, che sta connotando i nuovi movimenti vincenti in Germania, in Austria, Francia, Olanda, etc). Movimenti circoscritti ancora a reazioni e pulsioni sbagliate (la xenofobia, il sovranismo, l’identità vista come fortezza chiusa, egoismo), ma destinati ad aprire nuovi scenari.  

Venendo a noi, Renzi non solo sta costruendo una sua Repubblica laicista, che ricorda il passato littorio (partito unico, maggioranza unica, Camera unica); ma sta edificando la sua “società radicale di massa” (basta mettere insieme i vari provvedimenti approvati e in via di approvazione, dalle unioni civili al divorzio breve, dall’eutanasia alla legalizzazione delle droghe leggere, dallo ius soli alle adozioni e al matrimonio gay). All’orizzonte non c’è soltanto una visione della società, ma una visione di umanità (il gender, il consumo compulsivo, i desideri che diventano diritti, gli uomini ridotti a cose, a merce che si acquista e si vende). Domanda: la classe dirigente del centrodestra, è capace di raccogliere, capire, guidare, questa mission? E’ in grado di guardare alle nuove tre piazze: quella del non voto, del civismo nazionale e del Family Day? Stando alle posizioni di molti suoi interlocutori di vertice (politici, intellettuali, direttori di giornali etc), oscillanti tra neutralismo, abdicazione sui valori non negoziabili e laicismo; non sembra proprio. E allora ogni castello di centro-destra basato sulla riproposizione di vecchi schemi, è destinato a fallire. Al di là delle leadership che, tra l’altro, si costruiscono sul perimetro valoriale e non viceversa. Da cooptazioni monarchiche o aziendali.
Discorso a parte, il rinnovo radicale della classe dirigente: nemmeno è iniziato.   
L’opposto del Partito della Nazione, non è un partito uguale e contrario, ma uno schieramento tematico. E sui temi non ci sarà mai accordo tra i vari capi dell’attuale centrodestra. 

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]