Toti e Bonaiuti, scopri le differenze

14 aprile 2014 ore 9:40, Americo Mascarucci
Toti e Bonaiuti, scopri le differenze
Per anni è stato “la voce” ufficiale di Silvio Berlusconi, ha “corretto” il suo pensiero, ha smentito indiscrezioni giornalistiche, ha risposto alle accuse dell’opposizione, ha smorzato polemiche, ci ha messo la faccia anche nelle situazioni più sconvenienti, imbarazzanti, delicate.
Questo è stato Paolo Bonaiuti storico portavoce di Berlusconi sia nel partito che a Palazzo Chigi. Quest’uomo, improvvisamente, agli occhi dei berlusconiani (qualcuno li definisce i “pallonari” berlusconiani ritenendoli pieni d’aria e di poco sostanza), è diventato un traditore, un reietto, uno spregevole opportunista. Quante volte nei telegiornali è apparso il suo faccione e quante volte da lui abbiamo ascoltato il verbo berlusconiano? La voce era sua, di Bonaiuti, ma il pensiero era del capo. Le situazioni più difficili il portavoce le ha dovute affrontare ogni volta che all’interno di Forza Italia prima e del Popolo della Libertà poi, qualcuno in cerca di facile visibilità si presentava davanti agli schermi televisivi, riferendo quello che a suo giudizio era il “Berlusconi pensiero”, facendo esplodere inevitabili le polemiche dentro e fuori il partito, dentro e fuori l’alleanza di governo. Appena il fuoco divampava partiva immediata la chiamata al comando dei Vigili del Fuoco, alias l’ufficio di Bonaiuti, il quale immancabilmente faceva entrare subito in azione i mezzi antincendio. Chiamava le agenzie e diramava la “corretta interpretazione” del pensiero, ridimensionando o smentendo ciò che lo pseudo berlusconiano si era preso la libertà di dichiarare senza averne alcun titolo. E la smentita, rettifica o precisazione che dir si voglia, diventava la linea ufficiale cui tutti, dentro e fuori il partito, dentro e fuori la maggioranza, dovevano adeguarsi. Ora Bonaiuti pare deciso a lasciare Forza Italia, a rompere lo storico sodalizio con Berlusconi, vedendosi di fatto messo ai margini, ma soprattutto non sentendosi più ospite gradito in una casa in cui è sempre più difficile far parte di certi e ben delimitati “cerchi magici”. Va detto che dopo le ultime elezioni politiche il ruolo del portavoce si era fatto particolarmente difficile, soprattutto a causa dell’oggettiva difficoltà di arginare certe esuberanze dei berlusconiani duri e puri, con in testa Daniela Santanchè. Per lui, abituato a mediare e a mettere pace nei conflitti avendo sempre la carta bianca di Berlusconi, era diventato impossibile riacquisire il suo ruolo storico. La Santanchè andava in televisione e sparava a zero contro il Governo Letta, Alfano rispondeva che la “pitonessa” non contava niente e che la posizione di Berlusconi era un’altra, Bondi controreplicava sostenendo che Alfano non era più nelle grazie del Cavaliere, Cicchitto difendeva Alfano dichiarando che Bondi rappresentava se stesso. A mettere fine ad ogni polemica sarebbe bastato l’intervento ufficiale di Bonaiuti in qualità di portavoce del Cav. Certo, sarebbe stato tutto più semplice se Berlusconi avesse avuto una linea politica chiara da seguire, ma l’ex premier un giorno faceva l’incendiario, il giorno dopo il pacificatore, il giorno dopo ancora tirava fuori l’artiglieria pesante, il quarto lanciava ramoscelli d’ulivo. Alla fine tutti avevano ragione, nessuno aveva ragione, tutti avevano il diritto di interpretare il pensiero di Berlusconi. Il quale si lamentava sì dell’irruenza della Santanchè, ma senza mai correggere, smentire, rettificare le sue dichiarazioni. Adesso Berlusconi parla tramite Giovanni Toti, è lui il nuovo portavoce ufficiale; ma mentre quando interveniva Bonaiuti tutti si adeguavano perché sapevano che aveva il potere e l’autorità per parlare a nome di Silvio, Toti ottiene l’effetto contrario; appena apre bocca, la vecchia guardia di Forza Italia risponde picche. Bonaiuti godeva del rispetto generale, Toti alla fine gode solo del rispetto della cerchia ristretta dell’ex Cavaliere, quel cerchio magico capitanato da Francesca Pascale che, a sentire i beni informati, starebbe facendo terra bruciata intorno al leader. Anche per Bonaiuti è dunque arrivato il tempo di togliere il disturbo? Sembra proprio di sì! Ci saranno anche calcoli di opportunità politica alla base della scelta, ma perché chi separa i suoi destini da Berlusconi non condividendo più un percorso comune deve essere considerato per forza un traditore? Per giunta da chi ha accolto a braccia aperte il “fuggitivo” Scilipoti pur di garantirsi in Parlamento i numeri per la sopravvivenza? Non sarà giunto il momento per qualcuno di scendere dall’Olimpo dorato e capire che il mondo perfetto non è quello che ruota intorno ad Arcore?  
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