Perché i turchi vogliono tappare la bocca a Papa Francesco

14 aprile 2015, Americo Mascarucci
Perché i turchi vogliono tappare la bocca a Papa Francesco
 Mentre Erdogan “il sultano” alza i toni dello scontro con la Santa Sede per protesta contro le frasi di Francesco sul genocidio armeno, dal Pakistan arriva l’ennesima notizia di aggressione a danno dei cristiani.

Un ragazzo è stato picchiato duramente da un gruppo di giovani musulmani, cosparso di benzina e bruciato. Soccorso da alcune persone è ora ricoverato in ospedale dove sta lottando fra la vita e la morte. Nonostante le rassicurazioni fornite dal primo ministro Sharif alle comunità cristiane, in Pakistan ogni giorno si verificano episodi di intolleranza a danno dei fedeli in Cristo, sempre più mal tollerati e perseguitati dai fondamentalisti islamici con il chiaro ed evidente intento di cacciarli dai villaggi in cui vivono. 

Che c’entra in tutto questo la Turchia e la questione degli armeni? C’entra per il semplice fatto che il governo di Ankara con in testa “il sultano” Erdogan vorrebbero tappare la bocca al Pontefice, impedendogli di difendere i diritti dei cristiani nel mondo. Paradossalmente i turchi sono arrivati ad accusare il Papa di discriminazione nei confronti dei musulmani, avendo in pratica denunciato un fatto storico che soltanto la Turchia continua a negare. 

Discriminazione di che? Di cosa? O forse vogliamo riscrivere la storia e magari raccontare pure quanto si viveva bene sotto l’impero ottomano? Quanto erano bravi, democratici e tolleranti i “Giovani Turchi” che si sono macchiati del genocidio armeno? E’ singolare che parli di discriminazione verso i musulmani chi da mesi tace sul genocidio dei cristiani di oggi in Medio Oriente. 

Chi, per meri interessi di egemonia preferisce “non disturbare” l’Isis pur di favorire la caduta del regime di Damasco. 

Non soltanto dunque il negazionismo storico, ma anche quello attuale, con lo scandaloso silenzio intorno alle persecuzioni dei cristiani nei paesi islamici. Come appunto il Pakistan. 

Una donna, Asia Bibi rischia il patibolo in base ad una legge vergognosa, primitiva, arcaica, indegna di un paese civile, quella legge sulla blasfemia che di fatto punisce chi non è musulmano. Laddove non arriva la legge come nel caso della Bibi condannata a morte sulla base di accuse discutibili da giudici timorosi di subire le ritorsioni dei fondamentalisti islamici, arriva la violenza di gruppo come nel caso del ragazzo aggredito e bruciato per strada, con l’odio tipico di chi non accetta l’altro, il cristiano in questo caso. Forse ai turchi dà fastidio guardare in faccia la realtà e riconoscere che ciò che sta avvenendo oggi nel mondo ha la stessa matrice ideologica, religiosa e politica che ispirò l’azione degli ottomani contro gli armeni? La volontà di epurare e cancellare i cristiani? L’Isis oggi sta superando il nazismo che a sua volta aveva imitato proprio l’operato dei turchi contro gli armeni nel tentativo di sterminio degli ebrei. O forse si vogliono negare anche gli ottimi rapporti in essere fra la Germania nazista e i paesi islamici? Insomma la storia fa male, ma ciò che sconcerta non è tanto il fatto che si voglia negare il passato ma che si continui a far finta di non vedere il presente. 

Francesco denunciando il genocidio armeno ha richiamato la Turchia e i paesi islamici alle proprie responsabilità, non tanto quelle di ieri quanto quelle ben più gravi di oggi; la responsabilità di chi ha foraggiato l’Isis per favorire la caduta di Assad in Siria e oggi si è visto sfuggire la situazione di mano restando indifferente al dramma dei cristiani.
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