Genocidio, Massimo Fini: "La Turchia ha ragione a negarlo. L'Occidente fa solo danni"

14 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Genocidio, Massimo Fini: 'La Turchia ha ragione a negarlo. L'Occidente fa solo danni'
“Non si può chiamare tutto genocidio. Altrimenti la storia intera sarebbe costellata di genocidi”. E’ una lettura diversa quella di Massimo Fini, giornalista e scrittore, che nella conversazione con  Intelligonews analizza le parole del Papa sul dramma del popolo armeno e la levata di scudi contro Francesco che ha usato la parola genocidio. Onu compreso…

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha definito il massacro degli armeni nel 1915 un “crimine atroce” ma non ha usato il termine genocidio. Qual è la sua valutazione?

«A mio avviso, la parola genocidio va usata con parsimonia; non è che tutto è genocidio. Naturalmente ci sono scontri feroci con vittime da una parte in particolare, ma anche dall’altra. Non si può dare alla guerra sempre il significato di genocidio. Il genocidio è un fatto, una cosa sistematica e scientifica; probabilmente da questo punto di vista è stato tale nei confronti del popolo ebraico, se le cose sono avvenute come ci hanno raccontato aggiungerei, perché poi la storia la fanno i vincitori»

Ma secondo lei quello del popolo armeno è stato genocidio?

«Secondo me no. Ha ragione la Turchia a negare che si sia trattato di genocidio. Già la parola genocidio di per sé è ambigua, se la prendiamo in senso lato, allora di genocidi è costellata la storia intera»
 
Il Papa non ha avuto esitazioni a usare la parola genocidio. Perché sono tutti contro Francesco?

«Non ho visto questo ‘tutti contro il Papa’ come dice lei. Il Papa dal suo punto di vista ha fatto un’affermazione che in realtà è strumentale a ciò che sta accadendo in questo momento ai cristiani in Medio Oriente, ma non ho visto tutti contro il Papa. Il punto è che se si usa questa parola, allora dovremmo chiamare genocidi i 160mila morti in Afghanistan, i 650-750mila morti in Iraq secondo la stima di una rivista medica inglese che ha contato i morti al tempo di Saddam Hussein e quelli dopo l’intervento americano»

Ma in una società molto attenta e sensibile ai diritti civili, ai diritti delle minoranze, perché si fa fatica a riconoscere atrocità così enormi? 

«Non possiamo stare a discutere di cose di un secolo e mezzo fa; lo possiamo fare in termini storici ma non può essere un argomento politico. Si tratta di fatti storici accaduti e ormai lontani, categorie superate. La modernità pone altri problemi. I massacri ci sono sempre stati da una parte e dall’altra ma eviterei di utilizzare simili ‘categorie’. Il genocidio è nato con lo sterminio degli ebrei, tanto è vero che al processo di Norimberga ci fu un importante discorso di Croce, che non era un estremista talebano, alla Costituente in cui disse che non si poteva condannare la gente per reati che non erano previsti prima. Si tratta di un principio elementare del diritto»

Lei ha appena affermato che il Papa ‘usa’ lo sterminio degli armeni in chiave persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Con quale fine? 

«E’ chiaro che il Papa fa il suo mestiere  di autorità religiosa ma è anche un’autorità politica e per quello che lo riguarda – giustamente – è preoccupato per ciò che succede ai cristiani e in qualche modo, anche se ha parlato letteralmente di ‘quasi genocidio’, ad attribuirlo a quello che succede ai cristiani in Medio Oriente»

Ma qual è l’obiettivo finale? Richiamare l’attenzione della comunità internazionale a valutare l’opzione militare?

«Alla fine sembra proprio questo l’obiettivo finale verso cui la comunità internazionale si potrebbe orientare. E sarebbe un’opzione disastrosa, nel senso che tutte le volte che l’Occidente fa un intervento nel nome dei cosiddetti diritti umani, a partire dalla Serbia, ovvero pre-11 settembre, l’Afghanistan, l’Iraq, la Somalia e la Libia, non ha fatto altro che aggravare la situazione. Va considerato che occorre anche rispettare il principio che in fondo è stato sancito da quasi tutti gli Stati del mondo, dell’autodeterminazione dei popoli. Se in una guerra soccombono alcuni più di altri, questa è la storia, questa è la vita. Altrimenti, non avremmo potuto fare nemmeno noi le guerre di Indipendenza»

Come definisce quello che sta accadendo ai cristiani in Medio Oriente?

«Sono massacri di minoranze che in questo momento hanno la sfortuna di trovarsi all’interno di una lotta che va molto oltre la loro presenza. La guerra dell’Isis è iniziata contro gli sciiti, poi è diventata contro l’Occidente, ma in realtà è una guerra alla modernità. Se in un altro tempo, avessero prevalso altri gruppi, ci sarebbero state altre minoranze nelle loro attuali condizioni. Certamente, conta il fatto che loro sono in quelle aree geografiche da sempre, non sono missionari arrivati nel ‘700 o nell’800 da attaccare, a mio avviso comprensibilmente. I cristiani sono lì da sempre e la cosa fa impressione».

A questo punto cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per fermare il massacro dei cristiani?

«Nulla. Perché come ho già detto, ogni volta che l’Occidente interviene, finisce per aggravare tutte le situazioni interne. Basta riflettere sull’intervento contro Saddam: per carità, non avevo alcuna simpatia per Saddam che Komeini chiamava, secondo me a ragione, ‘l’impresario del crimine’, ma va detto che Hussein era un laico al quale non interessava nulla delle minoranze cristiane. A lui interessava mantenere il potere, eliminare gli sciiti non certo per motivi religiosi ma puramente di potere»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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