Centrodestra, a Viterbo un nuovo caso Puglia: il re Silvio è nudo

14 aprile 2015, Americo Mascarucci
Centrodestra, ovvero il gran bazar. Un tempo di chiamava Polo delle Libertà, poi è diventata Casa delle Libertà, poi Popolo della Libertà, oggi “armata Brancaleone”.

Centrodestra, a Viterbo un nuovo caso Puglia: il re Silvio è nudo
Eh sì, bisogna proprio ricorrere al compianto Mario Monicelli per descrivere lo stato confusionale in cui vive quotidianamente quella coalizione che per un periodo è sembrata imbattibile, inossidabile, indistruttibile. Oggi sta a pezzi e il caos che si sta registrando in Puglia ne è la dimostrazione. Colpa secondo gli analisti politici più accreditati, soprattutto di un leader, Silvio Berlusconi che non ha mai favorito la costruzione di un vero partito, inseguendo sempre e soltanto l’umore dei sondaggi e mettendo in piedi “comitati elettorali” mascherati da partiti utili a vincere le elezioni con effetti speciali per poi rivelarsi quello che erano realmente; partiti di plastica condannati a vivere di luce riflessa, la luce di Berlusconi.

Dopo aver valutato che il banner “Forza Italia” aveva ancora un forte appeal fra gli elettori molto più che quel Pdl frutto dell’amalgama non riuscita di Fi e An, l’ex Cavaliere non ci ha pensato due volte a smantellare il movimento creato alle politiche del 2008 per tornare alle origini. Ma il ritorno all’antico si è rivelato più impervio del previsto, soprattutto perché oltre a non sussistere più lo spirito del 1994, ad essere sparito era soprattutto il Berlusconi di vent’anni prima. Ne è nata una maionese impazzita, caratterizzata da una guerra degli uni contro gli altri, con il grande capo incapace a porvi rimedio. Anzi, se prima le decisione di Berlusconi nessuno osava metterle in discussione, oggi praticamente le accettano solo quelli del ristretto cerchio magico, Toti e company. E così il tentativo di imporre la “museruola” a Fitto ed impedirgli di mordere, ha mandato in frantumi il centrodestra in Puglia condannandolo a sicura sconfitta.

Ma la situazione pugliese è soltanto l’esempio più eclatante di una situazione paradossale ormai senza più possibilità di soluzione.

Basti pensare che a Viterbo, dove il tre maggio si dovrà procedere al rinnovo del Consiglio provinciale attraverso elezioni di secondo livello come prevede la riforma introdotta dal Decreto Delrio che ha riformato le province italiane (elezioni cioè riservate unicamente ai consigli comunali) gli azzurri sono stati capaci di presentare due liste contrapposte. Incredibile ma vero, capaci di litigare anche sulle “non poltrone” visto che adesso non c’è neanche più l’indennità di carica a giustificare l’accapigliamento sui posti. Il problema è che le divisioni all’interno del partito berlusconiano inevitabilmente sono poi destinate a ripercuotersi anche sulla coalizione, mettendo in seria difficoltà gli alleati o presunti tali.

In Puglia Fratelli d’Italia rischia la spaccatura con Adriana Poli Bortone pronta a candidarsi con Forza Italia contro l’ex candidato ufficiale del partito, oggi candidato di Fitto, Francesco Schittulli.
Schittulli era il candidato di Berlusconi e del commissario anti-Fitto Luigi Vitali, ma è bastato che questo si schierasse con Fitto per essere buttato a mare. “Forza Italia è Berlusconi – ha tuonato Vitali all’indirizzo di Giorgia Meloni colpevole di aver chiesto chiarezza agli azzurri – quindi il candidato ufficiale del partito è la Poli Bortone”. Ma non poteva essere candidata subito, dato il prestigioso curriculum che ha alle spalle? Non si sarebbe almeno evitata la spaccatura con i Fratelli d’Italia che ora rischiano seriamente di perdere “l’uomo forte” pardon “la donna forte” del partito a Bari e dintorni? Tutta la strategia di Berlusconi sembra non funzionare più, dall’Italicum all’elezione del nuovo presidente della Repubblica per finire con le candidature alle regionali, sembrano confermare le fosche previsioni di chi ormai intravede all’orizzonte la fine del berlusconismo. 

Ucciso non tanto dagli avversari, o meglio dall’unico avversario che è sembrato mettere davvero al tappeto l’ex Cavaliere, Matteo Renzi, ma dai suoi più stretti collaboratori, quei berlusconiani duri e puri, da Fitto a Verdini, passando per Brunetta e company incapaci ormai persino di mettersi d’accordo su chi debba offrire il caffè.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]