Genocidio armeno: "Ecco chi ha interesse a demonizzare la Turchia". Parla Marcigliano

14 aprile 2015, Marta Moriconi
Genocidio armeno: 'Ecco chi ha interesse a demonizzare la Turchia'. Parla Marcigliano
Andrea Marcigliano,
giornalista e saggista, redattore di Il Nodo di Gordio ed esperto di geopolitica interviene sulla polemica riguardante il genocidio armeno scatenata dalle parole di Papa Francesco. E svela cosa c'è dietro alla demonizzazione della Turchia di Erdogan...

E' o non è genocidio? L'opinione pubblica si divide. Per Massimo Fini “non si può chiamare tutto genocidio. Altrimenti la storia intera sarebbe costellata di genocidi”. La storia cosa dice?

"Non sono uno storico e, di conseguenza, non ritengo di poter sostenere con convinzione una tesi o l'altra, anche se penso che Fini - e con lui Cardini Sergio Romano, Bernard Lewis - abbiano parecchie buone ragioni a sostegno della loro tesi. Comunque, quella armena fu un'immane tragedia, uno degli orrori del '900. Oggi però, ed è questo che mi interessa, questa tragedia sta venendo usata per fini prettamente politici, che poco o nulla hanno a che vedere con il ristabilire la verità storica o il testimoniare la verità come ha voluto fare, in ottica prettamente religiosa, Papa Francesco. Il problema è che la questione armena viene utilizzata come una clava contro Ankara da chi contrasta il suo ruolo nel Medio Oriente e nel Mediterraneo; da chi, soprattutto, vede come fumo negli occhi la politica di Erdogan. È questo spiega le reazioni, diplomaticamente alquanto scomposte, al discorso del Pontefice, che in verità non mi sembrava avere finalità politiche".

Chi ha interesse in questo momento a demonizzare la Turchia di Erdogan?

"Molti hanno, o per lo meno potrebbero avere interesse, ad una destabilizzazione della Turchia. In primo luogo gli stessi iraniani, che vedono la Turchia, in prospettiva, come il maggiore competitore in Medio Oriente. E in questo momento Teheran è strettamente legata alla Russia ed al suo satellite la Repubblica di Armenia. Poi vi sono  i potentati finanziari che guardano con sospetto al governo di Erdogan e ad una strategia che potrebbe danneggiare i loro interessi, soprattutto considerando che la penisola anatolica è il terminale di molti, strategici, gasdotti ed oleodotti che vengono dal Caspio e dal Caucaso. Inoltre da Washington la politica dei governi dell'AKP, e le ambizioni neo-ottomane di Erdogan, vengono da tempo guardate con sospetto. Certo che anche il Sultano vi ha messo del suo, finendo con il far proliferare i suoi nemici, sia esterni che interni. Basti pensare alla rottura con il potente tychoon dei media Gullen, uomo molto vicino a Washington...".
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