Elezioni, Antimafia in campo e 10 Comuni nel mirino. Bindi: "Servono regole più dure"

14 aprile 2016 ore 8:39, Andrea Barcariol
Una decina di Comuni nel mirino, tra cui Roma. La commissione Antimafia ha intenzione di valutare le liste per le amministrative del 5 giugno, nei Comuni precedentemente sciolti per mafia, in quelli sciolti e mai tornati a votare, come Plati' in Calabria e dove c'è stato un commissariamento ordinario. L'annuncio arriva dal presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi, al termine di una audizione. Di fronte alla "carenza di strumenti efficaci di controllo sulla trasparenza delle candidature, anche in relazione ai requisititi previsti dalla Legge Severino" la Commisione parlamentare antimafia lancia al governo alcune proposte per agevolare il lavoro di verifica delle commissioni elettorali. Di fronte al numero elevato di liste e candidati che saranno presentati in circa 1400 Comuni, è stato dato mandato alla Presidente Bindi di avanzare una proposta d'inchiesta perché non ci sono i tempi tecnici per passare in rassegna gli almeno 150 mila nomi che affolleranno le schede elettorali nei circa 1.400 comuni chiamati al voto. Per non parlare degli strumenti a disposizione. “Che non ci consentono di fare questo lavoro e qualunque campionamento sarebbe stato arbitrario” - sottolinea la Bindi - Abbiamo bisogno di più elementi e la collaborazione delle prefetture e della Direzione antimafia è il presupposto”.

Elezioni, Antimafia in campo e 10 Comuni nel mirino. Bindi: 'Servono regole più dure'
Occhi puntati sulla capitale: “Su queste realtà faremo una relazione che andrà oltre l’applicazione del Codice. Vogliamo acquisire informazioni che vadano oltre il semplice dato giudiziario legato al carico pendente dei reati. Due dati di fatto che sono per noi segno di particolare preoccupazione: sono proprio le amministrazioni locali il primo varco delle mafie nelle pubbliche amministrazioni, nei rapporti con la politica e anche nell’economia – spiega la Bindi –. Quindi il nostro allarme è particolarmente forte. Si va a votare in molte realtà nelle quali le mafie hanno dimostrato di essere luoghi di insediamento”. Fermo restando, aggiunge la presidente, che “le regole sulle incandidabilità devono essere più stringenti di quelle che ci sono adesso”. La Bindi ha auspicato anche un provvedimento dell’esecutivo per porre rimedio ad alcune criticità nei territori a maggior rischio mafioso. “Il governo avrebbe il tempo per sanare alcune situazioni. A differenza delle elezioni politiche e regionali, per le comunali non è prevista la presenza di un magistrato nelle commissioni elettorali per gli enti locali. Noi ne richiediamo la partecipazione”. In occasione delle elezioni regionali in Campania ci furono durissime polemiche sulla vicenda della candidatura di Vincenzo De Luca, inserita dalla Commissione antimafia nella lista degli “impresentabili" e c'è da scommettere che anche questa volta non mancherà "il caso politico".
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