Unioni civili sulla via dell'Italicum: "Un gran giorno" per Renzi (si gioca il referendum)

14 aprile 2016 ore 14:08, Americo Mascarucci
Unioni civili, Italicum, referendum costituzionale. 
Sono i tre punti che Renzi affronta nel filo diretto sui social con quanti hanno scelto di interagire direttamente con lui nel corso della diretta Twitter e Facebook#Matteorisponde.
Primo nodo: le unioni civili. "Oggi in commissione credo sia stato votato l'articolo 2: se la settimana prossima si fa qualche notturna o al massimo quella successiva, penso che entro il mese di aprile potremo firmare la legge sulle unioni civili. Sarà un gran giorno, di festa. Potremo firmare una legge che in tanti altri Paesi c'è e da noi non è ancora prevista". Il Premier è dunque ottimista nonostante il precedente del ddl Cirinnà da questo punto di vista non sia per nulla incoraggiante. 
Poi c’è il tema dell’Italicum, la nuova legge elettorale che l’opposizione, ma anche la minoranza Pd vorrebbero cambiare. Risposta breve, secca ma chiara quella di Renzi: "La minoranza vuole cambiare l’Italicum, io no". Tradotto, non si cambia.

Unioni civili sulla via dell'Italicum: 'Un gran giorno' per Renzi (si gioca il referendum)
Infine il tema della riforma costituzionale appena approvata dalla Camera dei Deputati in via definitiva e che ora dovrà passare al vaglio dei cittadini attraverso il referendum confermativo di ottobre. Renzi ha già fatto sapere che se gli italiani bocceranno la riforma lui ne trarrà le conseguenze fino a farsi da parte. Così il referendum si trasformerà inevitabilmente in un plebiscito pro o contro Renzi. 
"La riforma è un gigantesco passo avanti, porta l'Italia nel futuro, è una delle grandi belle notizie di questa settimana, anzi di questi due anni. Son tutti colpiti che le stiamo facendo, sono talmente abituati al fatto che la politica non riesca a fare la sua parte che ora sono stupiti che la politica risolva questioni ferme da troppi anni" dichiara il Premier che poi sul rischio di trasformare l’appuntamento d’autunno in un referendum sui di lui conclude:  "Il rischio c'è ma la riforma costituzionale deve essere votata sul Senato, sulle regioni, sul funzionamento della democrazia e non su di me. Poi io è chiaro che devo trarre le conseguenze se non ce la facciamo, e vado a casa"

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