Al Sisi smarca i servizi egiziani sul caso Regeni: "Trasparenti". Ma l'Italia non gli crede

14 aprile 2016 ore 10:48, Lucia Bigozzi
Il governo egiziano “cerchiobottista”? Al Sisi difende i “suoi” servizi segreti dall’accusa di aver ucciso Giulio Regeni, e parla di “menzogne” messe in giro da “gente malvagia”.  Non solo: il presidente egiziano rivendica piena “trasparenza” da parte dell’apparato dell’intelligence del suo Paese e lancia una sollecitazione agli inquirenti italiania tornare al Cairo per proseguire le indagini sulla morte del giovane ricercatore italiano, ucciso due mesi fa in circostanze misteriose. Così al Cairo, mentre a Roma le autorità valutano cosa fare e come fare per aumentare il pressing sull’Egitto dopo aver richiamato in Italia l’ambasciatore Maurizio Massari. A che gioco gioca l’Egitto? 

E’ l’interrogativo ricorrente nelle stanze della nostra intelligence e degli inquirenti della procura di Roma che lavorano al caso Regeni. Dal Cairo al Sisi ha ammesso che la morte del ricercatore originario del Friuli Venezia Giulia è “un problema” per le relazioni e i rapporti commerciali tra il suo Paese e il nostro e tuttavia non sembra mostrare aperture concrete e soprattutto collaborazione fattiva all’accertamento della verità. Così, scarica la responsabilità dell’impasse “sui malvagi” che girano sui social network. Parlando davanti ai parlamentari, il presidente egiziano ha parlato di “persone fra noi noi che hanno detto che sono stati gli apparati di sicurezza”, subito dopo la notizia della morte di Regeni. In altre parole che “l'abbiamo ucciso noi. Sulle reti sociali molte persone ne hanno parlato e molti professionisti dei media hanno pubblicato la notizia”. 

Insomma, per al Sisi si tratta di “gente malvagia”. Poi ha evocato il caso dell'egiziano scomparso a Roma, definendolo “un figlio che si chiama Adel. E’ scomparso là”. Ma che vuol dire? Enigmi egiziani coi quali, tuttavia, gli inquirenti italiani sono costretti a fare  conti nella delicata fase dell’accertamento della verità su chi ha ucciso il giovane italiano. E nonostante la collaborazione da parte egiziana, ribadita anche ieri dal presidente al Sisi, le sue parole a Roma non hanno raccolto commenti entusiastici. Un timido spiraglio c’è stato ieri quando il ministro degli Esteri Sameh Shoukry ha lasciato filtrare la disponbilità a consegnare all’Italia i tabulati telefonici delle zone dove è scomparso Regeni il 25 gennaio gennaio scorso sui quali, invece, la procura generale egiziana aveva finora posto il veto. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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