Adinolfi, il "bombarolo" della famiglia, non parlerà a Firenze. Parla Padre Giacobbe

14 aprile 2016 ore 10:26, intelligo
di padre Giacobbe Elia 

Anatolij Lunacarskij (1875-1933), il filosofo marxista e politico russo che visse con Lenin la fase più esaltante della rivoluzione comunista del 1917 soleva ripetere: «Se i fatti non ci daranno ragione, peggio per i fatti!». Sì, «peggio per i fatti». L’importante è berciare che siamo in democrazia. “Berciare” è un verbo un po’ desueto, caro però ad Oriana Fallaci e oggi a me, visto che quello di cui parliamo avviene nella sua Firenze. “Per ragioni di ordine pubblico” a Mario Adinolfi viene impedito di parlare in questo paradiso esemplare della democrazia (amministrato per anni e fino a poco tempo fa’ da Matteo Renzi, l’uomo di successo della sinistra italiana, che ora persino Marco Travaglio giudica per più motivi peggiore di Berlusconi) per non corrompere i “ragazzi giovanissimi provenienti dai corsi post-cresima” e le loro tranquillissime famiglie (orrore!) che lo attendevano venerdì prossimo al Teatro Aurora. Tutta colpa di “un centinaio di antagonisti” ha deciso di impedire “con modalità violente” se l'incontro sovversivo sul tema caldissimo della famiglia naturale, divenuta negli ultimissimi anni la minaccia, indomabile e insidiosa, della stabilità del nostro sistema totalitario.
E rimani commosso a considerare con quanta premurosa delicatezza questa nostra democrazia protegge le minoranze che ancora
Adinolfi, il 'bombarolo' della famiglia, non parlerà a Firenze. Parla Padre Giacobbe
riescono a pensare.  Ma poi qualche dubbio ti assale. La democrazia, che vanta il pluralismo nel suo DNA, non dovrebbe garantire a tutti la libertà di esprimere liberamente le proprie idee, nel rispetto delle leggi?  Non ci è stato insegnato che il libero e civile confronto illumina la ricerca del bene e assicura la libertà? “Certo”, ti dici e ti infervori, considerando il tradimento degli alti ideali della nostra democrazia e la sua vergognosa resa ai prepotenti, visto che Mario Adinolfi non è proprio un bombarolo
Ma sul più bello il tuo entusiasmo soccombe allo sghignazzare fragoroso e cinico del tuo super-ego, quel “censore che giudica i tuoi atti e i tuoi desideri” e ti ricorda le tante volte che ti hanno infinocchiato con questa retorica. Tu non ti arrendi e cerchi di reagire: “ma no! Noi abbiamo combattuto la mafia e abbiamo vinto”! Ma il tuo super-ego non molla e ti schernisce beffardo: “e la mafia capitale, dove la metti? Nel Medio Evo?”. Infine, spazientito ti zittisce, facendo passare davanti all’occhio della tua mente la processione lunghissima di “servitori dello stato” uccisi per aver creduto alle “ragioni dello stato”, che spesso hanno ottenuto il solo risultato di lasciare orfani i figli dei loro figli. All’improvviso ti suona stridulo e insopportabile l’eloquio magniloquente del politico di turno che vanta le virtù dei “martiri dello Stato” e realizzi, umiliato, l’ultima beffa, quella a cui non vorresti mai dover pensare: non siamo più in democrazia! E da tanto. Allora cerchi di ricordare quando hai votato l’ultima volta e quante volte l’onorevole che hai votato è stato così poco onorevole da passare, con il tuo voto, dall’altra parte, per non perdere la sua pensione e i suoi privilegi, e ha destabilizzato il sistema, che tu, ingenuo, speravi fosse a vantaggio soprattutto delle fasce più deboli del tuo Paese. E realizzi che questa beffa l’hai subita tu. Tu e non l’uomo del Medio Evo, che con la sua apparente rozzezza era più vero, più onesto, più integrato e più democratico di noi. Sì, perché egli accettava il suo sistema. Se non fosse così, sarebbero un mistero davvero inspiegabile i capolavori di letteratura, di arte e di civiltà che ci ha lasciato, insieme con la sua voglia di vivere. Che in noi si è spenta, dovendo ricorrere alla droga, che lui non conosceva, per sopravvivere e sentirci vivi. Siamo figli dell’illuminismo e ne abbiamo ciucciato inconsapevolmente i veleni, che a nostra volta somministriamo. Senza mai trovare il coraggio e l’onestà di riprovarli. Abbiamo rigettato Cristo Salvatore e ci siamo fatti figli di quel deista illuminato che risponde al nome di Francois–Marie Arouet, in arte Voltaire (1694-1778), il quale “ha tanto amato il mondo” da raccomandare a d’Alembert di nutrire «un grande sprezzo per il genere umano» e a una sua discepola «il nobile piacere di sentirsi di una natura diversa da quella degli stolti», mentre fa osservare al cardinale de Bernis che «la terra è coperta di gente che non merita che le si rivolga la parola». «Il popolo è tra l’uomo e la bestia», annota nei suoi illuminati scritti. E noi, ebbri e incoscienti, continuiamo a respirare a pieni polmoni quei miasmi, mentre persino il pessimo Rousseau, che ben conobbe e promosse l’Illuminismo, dovette infine riconoscere che fu «un secolo dal carattere pieno di odio e di malafede». 
È veramente un vantaggio impedire che “ragazzi giovanissimi e le loro famiglie" si confrontino con Adinolfi sulla famiglia naturale, che per secoli è stata presentata come il più formidabile ammortizzatore sociale? È veramente un vantaggio impedire a loro di riflettere sul perché la nostra Costituzione ha dichiarato di «riconoscere i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29) ed ha emanato leggi «a garanzia dell’unità familiare». Ancora una volta: “tutti stupidi prima di noi, i soli saggi siamo noi”? 
Dobbiamo prendere atto che Pinocchio e la dittatura del relativismo sono una cosa sola, perché hanno bisogno l’una dell’altro per sopravvivere, mentre noi che ci riteniamo spocchiosamente illuminati non siamo che “bestie” da lager. «I lager sono i laboratori dove si sperimenta la trasformazione della natura umana [...]. Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che […] la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire» (Hannah Arendt, in G. Elia, L’inganno delle ideologie. Il graffio del Diavolo, Roma 2015).  Noi non possiamo essere liberi, se non rinasciamo dalla Verità. E per noi cristiani la Verità non è una proposizione logica, ma una Persona, la seconda della SS. Trinità, che ci ha resi liberi prendendo su di Sé il nostro peccato e offrendoci la sua innocenza, irriducibile alla disperazione di questo mondo. 

autore / intelligo
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