Funerali Casaleggio, Becchi ricorda: "I miei colloqui con Gianroberto, dopo lo 'tsunami' vittoria"

14 aprile 2016 ore 13:29, Lucia Bigozzi
“Ho avuto incontri con Casaleggio: era una persona estremamente riservata e molto colta; con lui il confronto era sempre profondo. Poi ci sono state valutazioni politiche diverse che mi hanno indotto a lasciare il Movimento”. Il prima e il dopo nell’analisi di Paolo Becchi, docente universitario, per un certo periodo considerato “l’ideologo” dei 5S. Nel giorno dei funerali di Casaleggio, con Intelligonews traccia un profilo del cofondatore, senza tuttavia risparmiare critiche sulla direzione che sta prendendo il Movimento. 

Nel giorno dei funerali di Casaleggio, c’è un racconto personale che vuole affidare alle pagine di Intelligonews?

«Ho avuto qualche incontro e alcuni colloqui con Casaleggio, soprattutto dopo lo ‘tsunami’ della vittoria – tradita – alle politiche 2013. Ricordo che avevamo avuto la stessa idea intorno a Giorgio Napolitano nel ritenerlo colui che ha permesso al sistema di ricompattarsi proprio contro il Movimento 5S: da qui nacque l’idea di presentare la messa in stato di accusa. Poi, a mio avviso, fu presentata in modo insoddisfacente, però l’idea importante, politicamente decisiva di quel periodo era proprio quella e Casaleggio lo aveva visto meglio di chiunque altro. Mentre io parlavo di ‘colpo di stato permanente’ furono Grillo e Casaleggio sul blog a riprendere l’idea che in Italia stava avvenendo un golpe contro il M5S»

Quando lei fu espulso dal Movimento, ebbe modo di sentire o Casaleggio o Grillo?

«No, nessuna espulsione. Ci sono stati diversi momenti in cui ho aderito al Movimento e altri in cui qualche volta sono stato richiamato, ma da iscritto non sono mai stato espulso. Sono io che mi sono disiscritto, diciamo così, quando mi sono reso conto che il Movimento stava prendendo una svolta in senso partitico che lo allontanava sempre più dall’idea iniziale. Dunque, è stata una mia scelta e la goccia che aveva fatto traboccare il vaso anche se non era l’unico tema, è stata l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale. In realtà, vedevo il Movimento tenere una linea ondivaga su temi importanti quali l’immigrazione o la battaglia contro l’euro e non vedevo una strategia politica chiara; purtroppo è così anche adesso. Aggiungo che tutti gli elementi di democrazia diretta che all’inizio sembravano evidenti, dalle dirette in streaming in cui i cittadini potevano partecipare alla vita parlamentare seguire l’operato dei portavoce eletti, gradualmente si andavano perdendo. La mia scelta la comunicai per sms a entrambi»

Quali errori politici secondo lei hanno commesso Grillo e Casaleggio? 

«Spero che con la morte di Casaleggio non sia avvenuta anche la morte dei suoi ideali, ovvero la democrazia diretta, l’uso della rete come forma di conoscenza collettiva e di intervento politico: ecco, la mia preoccupazione è questa. Tra quelli che considero errori, certamente c’è la questione della legge elettorale nata nel web con i cittadini che per settimane discutono come formulare un testo innovativo e poi tutto questo finisce in una contrattazione tra Di Maio e Renzi. Vale lo stesso per il referendum sull’euro annunciato e poi mai realizzato. Ho sempre avuto grande stima per Casaleggio, ma questo non può far venire meno la valutazione politica ben lungi per quanto mi riguarda da qualsiasi forma di risentimento»

Nel periodo “d’oro” in cui lei è stato un intellettuale ascoltato da Casaleggio e Grillo con chi dei due aveva maggiori contatti?

«Grillo l’ho sentito pochissimo, il mio rapporto per un certo periodo, anche se limitato, era direttamente con Casaleggio. Ho avuto anche dei colloqui con lui e ho sempre riconosciuto ciò che lui mi ha dato: l’apertura al web, alla rete e all’utilizzo che la rete poteva avere per la conoscenza scientifica, sia in termini pratici, per la politica, la devo sicuramente a lui e l’ho sempre riconosciuto. Era un dialogo dal quale ho sempre imparato molto: Casaleggio era una persona estremamente riservata e molto colta; quando c’era la possibilità di parlare con lui, il confronto era sempre molto profondo. Poi, sono subentrate valutazioni politiche diverse e capivo che lo cose stavano cambiando, come poi è stato ad esempio sulla questione euro, mentre invece per le elezioni europee non c’erano alternative all’alleanza col gruppo degli euroscettici di Farage, strategia sulla quale ero perfettamente in sintonia con Casaleggio»

Sul ddl Cirinnà, ritiene che il ripensamento di Casaleggio possa in qualche modo avere risentito della sua condizione di salute?

«No, non credo abbia un riflesso così privato e personale. No, credo semplicemente che sia stato il frutto di una valutazione politica, nel senso che Casaleggio si era reso conto che come Movimento si sarebbe schierato troppo su una posizione di ‘sinistra’ e dunque ha voluto riposizionarlo su una linea più equilibrata per non fare la figura di una forza politica di sinistra che lui non voleva assolutamente. Quello che sul piano politico rimprovero al Movimento nell’ultimo periodo è una linea ondivaga per cui se la sera prima si dice una cosa, poi arriva una telefonata e il giorno dopo si cambia posizione politica: questo atteggiamento nel lungo periodo rischia di penalizzare il Movimento. Credo che dopo la morte di Casaleggio il Movimento dovrebbe fare maggiore chiarezza sulle strategie politiche da adottare, focalizzando tutto sull’elaborazione di un programma politico, elemento importante a maggior ragione per una forza che si candida al governo del Paese»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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