Unioni civili, Adinolfi: "Mattarella richiami all'ordine Renzi. Dopo Amoris Laetitia politici cattolici senza scuse"

14 aprile 2016 ore 14:00, Lucia Bigozzi
Ddl Cirinnà, fase 2. “Mattarella vigili sull’iter democratico. Mi chiedo come il presidente della Repubblica, anche davanti alla plateale maleducazione istituzionale del premier, possa non richiamarlo all’ordine”. Il monito arriva da Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, presidente nazionale de Il Popolo della Famiglia e candidato sindaco a Roma, che nell’intervista a Intelligonews, commenta la dead-line tracciata da Renzi per l’approvazione a Montecitorio della legge sulle unioni civili. 

Renzi annuncia la chiusura del ddl Cirinnà alla Camera entro la fine del mese. Lo valuta un gesto di debolezza o un punto di forza?

Unioni civili, Adinolfi: 'Mattarella richiami all'ordine Renzi. Dopo Amoris Laetitia politici cattolici senza scuse'
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La trovo una dichiarazione surreale da parte di un presidente del Consiglio non eletto che pretende di dettare i lavori delle sedute in Commissione Giustizia indicando anche l’obbligatorietà di sedute notturne e che poi se ne esce con una frase francamente infelice in cui dice ‘firmeremo la legge sulle unioni civili entro la fine di aprile’, sapendo bene che il potere di firma è del presidente della Repubblica. Io oggi dalle colonne de La Croce e attraverso una dichiarazione alla stampa anche come presidente nazionale del Popolo della Famiglia, ho rivolto un appello al presidente Mattarella chiedendo di vigilare sull’iter democratico di tutta la procedura. La legge, approvata al Senato con una forzatura senza precedenti, con un voto di fiducia messo su una normativa di coscienza, già contiene elementi di dubbia costituzionalità per usare un eufemismo. Alla Camera, a 889 emendamenti, centinaia dei quali presentati dagli stessi deputati della maggioranza, il governo ha opposto 889 no, strozzando il dibattito parlamentare: mi chiedo come possa il presidente della Repubblica, anche davanti alla plateale maleducazione istituzionale del premier, non richiamarlo all’ordine»

Renzi incrocia il referendum costituzionale di ottobre con il ddl Cirinnà. Perché secondo lei e quanto c’entra l’incrocio tra i due dossier?

«Quando il 30 gennaio ho parlato al Circo Massimo, ho detto chiaramente che se Renzi non avesse ascoltato la voce del Family Day, avrebbe dimostrato scarsa sensibilità democratica e istituzionale; da lì è nato il famoso “Renzi ce ne ricorderemo”. E’ chiaro che la modalità con cui si va verso l’approvazione della legge sulle unioni civili provocano grandi perplessità sull’idea di consegnare maggiori poteri a un uomo che si comporta in questa maniera; quindi l’incrocio deriva dal fatto che la sensibilità democratico-istituzionale del premier sul tema, è stata pari a zero. E’ stato rifiutato qualsiasi elemento di ascolto della piazza e dei suoi rappresentanti; adesso il Popolo della Famiglia come movimento politico presente in tutte le città italiane, chiede con fermezza al presidente del Consiglio di avere attenzione alle ragioni di una vastissima parte della cittadinanza che considera scellerata la sua scelta»

Provi a ipotizzare lo scenario del voto in Aula sul ddl Cirinnà: la legge passerà senza ostacoli o potrebbero esserci sorprese? 

«Dipenderà dai deputati cattolici. Dipenderà dai molti deputati cattolici presenti all’interno del Pd, ma anche dai tantissimi che sono stati eletti nel 2013 su un programma alternativo a quello del Pd e che erano esplicitamente contrari al matrimonio omosessuale e ora, invece, supportano il Pd nell’area della maggioranza. E’ su questi deputati cattolici che ricadrà la responsabilità: purtroppo, abbiamo già vissuto un tradimento al Senato e come Popolo della Famiglia auspico che alla Camera, il tradimento non sia perpetrato e che i parlamentari cattolici, anche dopo aver letto la Amoris Laetitia di papa Francesco, abbiano chiaro qual è il magistero della Chiesa su questo argomento. In questi giorni, ho avuto uno scontro anche pubblico, con alcuni esponenti cattolici dell’area renziana come Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti che provavano a spiegarmi le loro ragioni di merito, proprio in quanto cattolici a favore del ddl Cirinnà. A me pare evidente che l’introduzione del matrimonio omosessuale con un’altra dicitura – quella di unioni civili – è assolutamente incompatibile con il magistero della Chiesa, con la dottrina sociale cristiana, anche alla luce delle conclusioni del recente Sinodo dei vescovi. Non ci sono elementi di ambiguità in materia»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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