La deflazione affonda l’Italia da nord a Sud: Istat conferma trend negativo

14 aprile 2016 ore 15:29, Luca Lippi
Che l’inflazione fosse negativa lo sapevamo, che non fosse vera la storia che stavamo recuperando era altrettanto noto, il problema reale è che non riusciamo a venire fuori dalla “deflazione” che in concreto è il dato più preoccupante di tutti perché la deflazione erode ogni sforzo profuso per costruire basi solide per una crescita duratura. 
In concreto, è come un costruttore che durante il giorno getta le fondamenta e durante la notte qualcuno o qualcosa sbanca tutto mettendo in condizione le maestranze non solo di rifare le fondamenta ma di perdere anche tempo prezioso per ripulire i resti del vecchio. Tutto questo solo per rendere comprensibile anche a chi non si occupa professionalmente di Scienza Economica quanto pesa l’azione negativa della deflazione sull’economia nazionale.
L’Istat rileva per marzo che l'indice nazionale dei prezzi al consumo registra una diminuzione su base annua pari allo 0,2% (era -0,3% a febbraio). Su base mensile aumenta dello 0,2%.
In una frase, Italia in deflazione da Nord a Sud, in particolare nelle grandi città. I prezzi continuano inesorabilmente a scendere, l’Istat addebita la responsabilità del persistente calo dei prezzi principalmente alla continua flessione dei prodotti energetici e in particolare degli Energetici non Regolamentati che sono carburanti per gli autoveicoli e il gas in bombole (-11,2%, da -8,5% del mese precedente), compensata però dall'inversione della tendenza dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -0,7% di febbraio) e da altri lievi segnali di ripresa registrati dai prezzi di alcune tipologie di prodotto, che hanno contribuito, però, solamente a ridurre l'ampiezza della flessione dell'indice generale.

La deflazione affonda l’Italia da nord a Sud: Istat conferma trend negativo

Ancora diminuiscono i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona che diminuiscono dello 0,1% rispetto a febbraio e dello 0,3% su base annua (da -0,4% del mese precedente). 
In tutte le ripartizioni geografiche, a marzo i prezzi al consumo fanno registrare flessioni tendenziali, accentuando, in quasi tutti i casi, la dinamica negativa registrata a febbraio: nel Sud e nelle Isole il tasso tendenziale è pari a -0,3% (da -0,2% di febbraio), nel Nord-est e nel Centro eè pari a -0,2% (da -0,1% del mese precedente); nel Nord-ovest la flessione su base annua registra una lieve attenuazione portandosi a -0,1% da -0,2% di febbraio. 
Tra le città i valori peggiori si registrano a Bari e Potenza (con un flessione tendenziale dell'1%), seguite da Perugia, Cagliari e Catanzaro (-0,6%). Subito dopo seguono Roma (-0,5%) e Firenze (-0,4%). 
Le diminuzioni più contenute si registrano per Milano, Genova e Napoli (-0,1%). In cinque delle restanti città si registrano aumenti su base annua dei prezzi compresi tra +0,5% di Aosta e +0,1% di Venezia. A Bologna, infine, i prezzi sono stabili su base annua. Per i comuni con più di 150.000 abitanti che non sono capoluoghi di regione, i prezzi sono in diminuzione su base annua in otto città su undici (erano sette a febbraio): le diminuzioni maggiori interessano Verona (-0,9%, la variazione era nulla a febbraio), Reggio Calabria (-0,7%, da -0,5% di febbraio) e Catania (-0,5%, era -0,4% il mese precedente); tassi di crescita positivi si rilevano a Parma (+0,5%), e Livorno (+0,1%). A Reggio nell'Emilia i prezzi sono stabili su base annua. Infine in Europa l'inflazione risale a 0 in marzo dopo aver registrato un segno negativo a febbraio (interrompendo in quel caso la sequenza positiva che durava da 4 mesi). Come informa Eurostat, sia l'Eurozona che l'Ue a 28 paesi hanno avuto il mese scorso un tasso annuale di inflazione pari a zero, contro rispettivamente -0,2% e -0,1% in febbraio. 
Nulla di nuovo in sostanza, il problema è l’erosione della base reddituale che nel medio termine procura un danno direttamente alle casse dello stato per naturale consunzione di base imponibile e a seguire la contrazione dei consumi procura l’esigenza da parte della distribuzione di abbassare i prezzi ed entrare in regime di concorrenza negativa fino ad implodere. Il problema è strutturale. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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