Legge anti-gay, pure Ringo Starr scende dal palco. Ma non sarà (anche) pubblicità?

14 aprile 2016 ore 17:03, Andrea De Angelis
Ci risiamo. Ormai viene da chiedersi se si tratti del "cantante di ieri", oppure di uno nuovo. Perché la notizia, signori, è sempre la stessa. Anche l'ex batterista dei Beatles, Ringo Starr, ha annunciato la cancellazione della sua esibizione del 18 giugno a Cary, in North Carolina, per protesta contro la legge statale che discrimina le persone gay, lesbiche, transgender e bisessuali. "Mi spiace deludere i miei fan nella zona, ma dobbiamo prendere posizione contro questo odio. Diffondiamo pace e amore", ha scritto in una nota pubblicata sul suo profilo Facebook.

Prima di lui, lo avevano fatto anche altri artisti, tra cui Bruce Springsteen e Bryan Adams. L'artista, si legge nella nota, chiede che tutti sostengano le organizzazioni che combattono per ribaltare questa legge. Ma di che provvedimento si tratta? Il North Carolina ha di recente approvato una misura che impone limiti all'uso dei bagni da parte dei transessuali: il loro utilizzo sarà dettato dal sesso registrato sui certificati di nascita. Della serie: vale quello che c'è scritto. Ma ai cantanti non va bene e l'opinione pubblica sembra essere indirizzata proprio dai palcoscenici. Qui, signori, si parla (anche) di bioetica. Eppure sembra che sia la pubblicità a farla da padrona. 
La domanda, grande come una casa, è questa: sarà pur legittimo pensare che possa esserci pure una questione pubblicitaria dietro simili scelte? Non etichettateci come omofobi, ci mancherebbe. 
Eppure dai nastrini arcobaleno di Sanremo alle rinunce da "non c'è due senza tre" ecco che sembra esserci una regia comune. Quella del pensiero unico? Forse. Quella dei diritti? Ci mancherebbe. Ma allora perché non dire, ad esempio: "Signori, io sono per la vita.
Legge anti-gay, pure Ringo Starr scende dal palco. Ma non sarà (anche) pubblicità?
Qualunque vita. Dunque non canto perché qui c'è la pena di morte". Questa sì che sarebbe una rivoluzione! E se poi in questa parolina di quattro lettere ci mettessimo anche la vita di chi è ancora un feto (tutti, del resto, lo siamo stati)? Altra rivoluzione. Ma ci pensate? Un cantante che scende dal palco contro la puntura fatale o l'aborto. Invece no, questo no. 

Perché? Si rischia a farlo? I diritti Lgbt sono meno divisivi di altri? Ecco, questo sembra essere il punto. Quello vero. Cavalcare l'onda dei diritti più in voga, diciamo pure di moda fa bene all'immagine. Gli altri, beh... come dire: possono aspettare. I diritti invece sono una cosa seria e soprattutto non si dividono in Serie A e B, come le squadre di calcio. Non retrocedono. Sono universali. Altrimenti sarebbe stato inutile scrivere una Carta dei diritti dell'uomo. Di ogni uomo. E la vita, sì signori, è il tesoro più prezioso che abbiamo. Del resto essere a favore della pena di morte è (per alcuni) facile, "tanto non sarò mai un omicida". Dell'aborto poi non parliamone: ormai siamo nati. E se quel feto fossi stato tu? Parliamone. Sopra o sotto un palcoscenico.
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