Il “ruggito” di Francesco tra l’asfalto di Renzi e i “Forconi” della piazza

14 dicembre 2013 ore 12:41, Paolo Pivetti
Il “ruggito” di Francesco tra l’asfalto di Renzi e i “Forconi” della piazza
“Matteo Renzi asfalta Cuperlo e Civati”; “Renzi raddoppia e asfalta il partito”; “Renzi da rottamatore ad asfaltatore”; “Il liberal Renzi asfalta la sinistra” “Matteo Renzi asfalta tutti”; “Renzi asfalta”... Nei titoli di apertura della settimana, di asfalto ce n’è per tutti, amici e nemici. La metafora è piaciuta, non c’è che dire.
Metafora in apparente controtendenza, in un’epoca così attenta all’erba, ai prati, ai fiori, alle biciclette... in un’epoca in cui l’asfalto è diventato per le sue caratteristiche un simbolo della violenza contro il territorio e l’ambiente, ed è additato come responsabile primo di ogni esondazione. Eppure, vedi un po’, lui può permettersi di vantarsene, sia in termini metaforici: “Se andiamo ad elezioni questa volta non sbagliamo; noi il Pdl lo asfaltiamo”, che realistici: “Abbiamo asfaltato 132 km. di strade. La più grande opera di asfaltatura in città” (riferendosi a Firenze). Viva l’asfalto dunque, secondo il Rottamatore. Il prossimo passo potrebbe essere il cemento. Per fortuna, c’è Stefano Bonaccini, il coordinatore nazionale della sua campagna a controbilanciare l’effetto-asfalto con un’alata apertura poetica: “Gli aquiloni si alzano in volo quando il vento è contrario”, ha detto. Una nota di potente richiamo alla Natura, non quella ideologica degli ecologisti ma quella vera, quella delle fatiche vere di uomini e animali, ce la portano i "Forconi". Improvvisamente il ministro dell’Interno, disinvolto di fronte ai No-Tav, tollerante verso i capannoni illegali che hanno trasformato Prato in una città lager, qui mostra il pugno di ferro: “Non permetteremo che le nostre città siano messe a ferro e fuoco”. Ha dimenticato di chiedere informazioni, su quegli agricoltori, trasportatori, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori che stanno protestando, ai “suoi” poliziotti che si sono tolti i caschi e hanno abbassato i manganelli. La terza parola della settimana non è una parola ma un ruggito. Dice Papa Francesco: “Invito tutte le istituzioni del mondo (...) a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.” Curiosa e inusitata violenza verbale. Certo, l’ingiustizia nella ripartizione delle ricchezze è intollerabile agli occhi di un cristiano. Ma un ruggito servirà a riportare tra gli uomini la giustizia voluta da Dio meglio di quanto già fanno oggi tante centinaia di migliaia di missionari e operatori di pace che si prodigano in silenzio?
autore / Paolo Pivetti
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