Prodotti di investimento inadatti? Ecco la tutela legale contro le “sviste” bancarie

14 dicembre 2015 ore 9:23, Luca Lippi
Prodotti di investimento inadatti? Ecco la tutela legale contro le “sviste” bancarie
E’ utile ricordare che l’attività tipica della banca è la concessione del credito, e già qui emerge un’anomalia di proporzioni enormi, perché nei fatti da dieci anni a questa parte la principale attività della banca è diventata la vendita e la commercializzazione di prodotti finanziari. Saltiamo tutta la parte sull’opportunità di questa attività, c’è sufficiente giurisprudenza necessaria per dimostrare che questa attività è totalmente scevra di operatori preparati e qualificati, soprattutto di prodotti idonei a soddisfare le reali esigenze del risparmiatore. Oltretutto manca la cultura da parte dei risparmiatori, siamo una società che ancora scambia i “farmacisti” per “medici” quando la prima categoria sono super laureati che fanno i commercianti e i secondi sarebbero i preposti a curare le patologie dopo averle studiate empiricamente. In più, a questa anomalia si aggiunge il fatto che quando si fa un cattivo affare, gli errori di investimento sono sistematicamente scaricati sugli altri: così gli Istituti di Credito hanno spesso rifilato la spazzatura che si ritrovavano tra le mani a clienti e correntisti (la cronaca recente ne è la dimostrazione). La prima manifestazione che avrebbe dovuto allarmare il risparmiatore attento (non informato e specializzato, non è necessario) sono gli episodi legati ai titoli Lehman Brothers e ai Bond argentini, ma ci sono anche le azioni Cirio, Parmalat e, non in ultimo, la famosa crisi dei Subprime.
Colpe o non colpe (inutile stare a sezionare il fenomeno che culturalmente rimane irrisolvibile) ecco perché le dichiarazioni di Bruxelles dei giorni scorsi, secondo cui “le banche in Italia hanno venduto prodotti inadatti (“unsuitable”, in inglese) a persone che non sapevano ciò che stavano acquistando”, suonano ironiche, ma nessuno se ne è reso conto. La novità della recente vicenda delle quattro banche poste in liquidazione è proprio questa: per la prima volta è scattata la tagliola del bail-in e per la prima volta molti risparmiatori italiani hanno capito sulla loro pelle la differenza fra la condizione dei depositanti (pienamente tutelati dall’assicurazione fino a 100mila euro) e quella degli altri creditori. È una trasformazione epocale, che è parte integrante dell’Unione bancaria costruita negli ultimi tre anni sotto la spinta della crisi europea e come tale ampiamente annunciata.
In Italia, dove all’ignoranza e alla pigrizia di chi si limita a usare i “servizi” piuttosto che informarsene, fortunatamente la giurisprudenza ha svolto una funzione di tutela del “più debole”, in questo caso del risparmiatore, le aule dei tribunali hanno da sempre garantito la restituzione dei soldi investiti a chi non è stato sufficientemente messo al corrente del rischio cui andava incontro con l’acquisto del titolo. In buona sostanza, i cosiddetti prospetti informativi, sono stati sottoposti alla firma del cliente senza esprimere corretamente il grado di rischiosità dell’investimento, nel recentissimo passato i risparmiatori hanno firmato moduli nei quali li si avvisava della pericolosità senza la sufficiente chiarezza (in banchese per intendersi).
Prodotti di investimento inadatti? Ecco la tutela legale contro le “sviste” bancarie
Come intervenire in caso di individuazione di “incauto” acquisto? Raccogliere tutta la documentazione (ordini, contratti, documenti, prospetti, formulari Mifid) e inviare reclamo scritto alla direzione della banca che deve per legge rispondere entro 30 giorni. Se la risposta non è in linea con le aspettative si può ricorrere all’Arbitrato Bancario Finanziario, al tribunale ordinario oppure ricorrere agli arbitrati gestiti dalla Consob. Il ricorso all’ABR consente di ottenere la restituzione delle somme perse per via di un rischio mai esplicitamente accettato. E’ un procedimento veloce, non richiede avvocati e, prevede solo un contributo di avvio del procedimento pari a poche decine di euro.
Ricorrere al Tribunale ordinario è meno veloce e più complesso, ovviamente prima sarà proposta una soluzione transattiva fra le parti, dopo questo tentativo, qualora non avesse seguito (o successo) si procede alla causa vera e propria dove la banca avrà l’onere di dimostrare di avere bene informato il cliente. Ovviamente la valutazione è specifica il dibattimento lungo e anche piuttosto complesso, invero è probabile anche vincere la causa (la banca è come il macellaio che dice di avere la carne buona anche quando non lo è) ma è utile essere consapevoli che i tempi sono lunghi e soprattutto che il dispositivo del giudice di risarcire è subordinato a una procedura (procedura di pignoramento) per tornare in possesso concretamente delle somme oggetto del contendere, e le banche hanno diversa “merce” da farsi pignorare prima di aprire i forzieri.
L’arbtrato ADR (arbitrati gestiti dalla Consob) consente la possibilità di rivolgersi ad arbitri appositamente autorizzati dal ministero per risolvere le controversie evitando il martirio del tribunale; secondo quanto prevedono le regole introdotte nell’agosto scorso i soggetti nei cui confronti la Consob esercita la propria attività di vigilanza sono tenuti ad aderire a sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie con gli investitori diversi dai clienti professionali. E la stessa Consob è chiamata a fissare, con un suo regolamento le procedure e i requisiti, nonché le procedure di risoluzione delle controversie e di composizione dell’organo chiamato a pronunciarsi. Il tutto assicurando piena imparzialità, terzietà e soprattutto la rappresentatività dei soggetti interessati.
I consumatori potranno adire l’Organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie in maniera del tutto gratuita, senza dover corrispondere la quota concernente le spese amministrative per l’avvio della procedura, pari circa a 80 euro.

Nell’ottica del “prevenire è meglio che curare”, sarebbe opportuno seguire poche semplici regole: 
- scegliere investimenti a basso profilo di rischio. Nessuno ti regala soprattutto le banche e le finanziarie: e così, chi vuole rendimenti elevati deve anche aspettarsi la possibilità di perdere tutto.
- seconda regola d’oro è quella della diversificazione del rischio; è utile mettere il piede su posizioni diverse allo scopo di non rischiare tutto il proprio risparmio in caso di crisi economica. 
- informarsi adeguatamente prima di acquistare! Non date retta a quello che vi dicono riguardo professionalità presunte e solidità societarie, sono tutti venditori di merce, e se prima di acquistare un’automobile ci informiamo, leggiamo e studiamo, stessa cosa dobbiamo fare per l’acquisto di prodotti finanziari. Farsi scrivere tutto, in questo modo leggendo con calma a casa, magari insieme a chi ha già fatto altre verifiche specifiche, e non buttare niente di quello che i “venditori” vi scrivono. Dopo, con calma e dopo esservi consultati in famiglia procedete all’acquisto. Se non vogliono lasciarvi il prospetto informativo da studiare, cambiate immediatamente l’operatore o la banca. Comprereste mai un’automobile senza averla vista, rivista, provata e chiesto informazioni a chi la possiede già?
- in ultimo “non dormire”! monitorare continuamente l’investimento, è sempre bene controllare quanto si è già comprato e andare in banca chiedendo del portafoglio esistente quanto è diventato più pericoloso con le regole del bail-in.

Un solo avvertimento, non farsi influenzare dai social e da certa informazione che adesso è alla esaltazione del male assoluto. Il sistema bancario italiano è uno dei migliori al mondo. Vero è che l’Europa lo sta minando con regole che vanno bene in certi Paesi meno “affidabili” del nostro, ma una cosa è certa, il sistema finanziario italiano è piuttosto solido e soprattutto le leggi di casa nostra sono mirabili e in linea con la carta Costituzionale che tutela il Risparmio, sicuramente sarà trovata una soluzione. Sarà bene comunque aumentare la consapevolezza “da risparmiatori” perché è più una vergogna ignorare certe accortezze che sono alla portata di tutti.
A proposito di cattiva informazione è utile ricordare ai leoni da tastiera che diffondere ipotesi allarmistiche sulle “nuove banche” è un reato: l’articolo 2637 del Codice Civile stabilisce che “chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni”. Un pò di normalità non farebbe male a nessuno! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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