Urbino, Sgarbi "contro un albero": via o "mi dimetto". E il circo lo stesso

14 dicembre 2015 ore 18:00, Marta Moriconi
Urbino, Sgarbi 'contro un albero': via o 'mi dimetto'. E il circo lo stesso
Dopo Salemi, Urbino. Dopo Vittorio Sbargi sindaco, Vittorio Sgarbi assessore. Al critico d’arte piace candidarsi e puntualmente sollevare polemiche, e stavolta prima delle dimissioni parte la minaccia: "Se entro domani non verranno tolti albero e tendone, io mi dimetto". 
Quando si dimise dal piccolo comune del trapanese, per il quale gli ispettori del Viminale proposero lo scioglimento per  infiltrazioni mafiose, verbalizzò così la sua rabbia: "Mi sono appena dimesso e la mia decisione è irrevocabile. Non mi sono mai accorto in tutti questi anni di infiltrazioni mafiose nel Comune di Salemi e non sono verificate in alcun atto. Non sono mai stato condizionato nella mia attività. Ho sbagliato a candidarmi a sindaco e adesso me ne vado sollevato".
Oggi Vittorio Sgarbi è assessore alla Rivoluzione, Cultura e agricoltura a Urbino, città di una bellezza storica assoluta, e stavolta dichiara "disprezzo e nessuna comprensione per la scelta dell’amministrazione comunale di allestire in piazza della Repubblica un albero di natale, che albero non è: solo una inutile bruttura immorale". Già ci avevano provato pare, ma l'anno scorso sarebbe andata meglio con il niet dell'assistente di Sgarbi, Sauro Moretti, che impedì alla giunta di procedere. 
A volte basta un niente per far scattare la critica estetica del prof. Come "sporcare" il Natale di "bruttezza", per Sgarbi infatti "non può essere un pretesto per rendere più brutta la città. Una città, durante le feste natalizie, può essere più luminosa, più colorata, più magica, non più brutta. L’albero ha bassorilievi inutili, lastre artistiche che artistiche non sono. E il Comune ha pagato dei soldi per tutto questo. Inoltre, con quale diritto si è deciso di coprire un’architettura preesistente come la fontana?".
Ma non basta, A tinteggiare di orrende nefandezze la piazza secondo Sgarbi ci sarebbe anche il circo nella Piazzetta delle Erbe con quel "tendone di plastica" che in pratica "una forma di violenza". Tanto più che per lui "è inutile, poiché le stesse attività svolte all’interno di quell’obbrobrio, possono essere collocate altrove, in luoghi belli".

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