La crisi delle banche e la crisi (di nervi) dei risparmiatori: scoppia la tensione

14 dicembre 2015 ore 11:30, Micaela Del Monte
La crisi delle banche e la crisi (di nervi) dei risparmiatori: scoppia la tensione
La morte di Luigino D'Angelo ha scosso l'Italia e ha fatto scattare l'allarme nei confronti delle obbligazioni secondarie emesse dalle banche salvate con il cosiddetto "decreto salva-banche", in particolare quelle della Banca Etruria, Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChiet.

A suscitare la preoccupazione dei risparmiatori è il fatto che secondo i quattro istituti di credito 1.010 i clienti più esposti e che già hanno perso circa 27 milioni di euro. In totale si tratta di 12.459 titolari di obbligazioni subordinate, per un controvalore di 431 milioni di euro. Ma solo 10.559 sono clienti degli istituti salvati dal decreto per un controvalore di 431 milioni di euro (329 milioni il controvalore per la clientela della 4 banche). Alcuni di questi risparmiatori e investitori che si sono visti truffare dalle banche prima e dal Governo (che ha salvato le banche ma non chi ha investito i soldi) poi si sono organizzati in un gruppo Facebook e sono scesi in piazza a Firenze per manifestare la loro rabbia mente il PD era riunito alla Leopolda ad ascoltare l’intervento di Matteo Renzi. C’è da dire che probabilmente se il Governo non avesse salvato le quattro banche dal fallimento queste persone avrebbero ancora meno possibilità di vedersi restituiti i loro soldi ma non c’è dubbio che per chi ha perso cifre importanti, i famosi “risparmi di una vita”, la differenza sia di poco conto.

Ma cosa sono le obbligazioni secondarie e quali sono i rischi che i risparmiatori di questo tipo possono trovarsi ad affrontare? Esistono di quattro tipi di "bond" secondari (detti anche "junior"): dalla più rischiosa "Tier 1 (T1)", assimilabile alle azioni, a quelle di secondo livello (le UT2 e le LT2, le più diffuse sul mercato), e i possessori di questi possono essere chiamati a partecipare al fallimento o salvataggio di una banca, come è accaduto a Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti. Di sicuro questo tipo di obbligazioni sono più rischiosi rispetto a quelle considerate "senior". Un altro problema è poi che le obbligazioni subordinate hanno sovente una liquidità limitata e quindi potrebbe essere difficoltoso rivenderle. C'è da dire che di base quando qualcuno decide di acquistare questo tipo di obbligazioni accetta, per definizione, di correre il rischio di perdere anche tutto il capitale investito al fine di conseguire un guadagno superiore a quello che prospettano le obbligazioni. La borsa fondamentalmente si basa su questo, se no non si direbbe "giocare", è un po' come scommettere sui cavalli. Ne sanno qualcosa i soci di Veneto Banca e di Popolare Vicenza che, dopo aver visto per anni crescere il valore delle loro azioni, hanno poi subito una drastica svalutazione. Tutte le azioni non sono tuttavia uguali, non solo in termini di "qualità": un conto è acquistare un titolo di un big della Borsa e un altro uno di una piccola società. Un discrimine è infatti se si tratta di un gruppo quotato oppure no. In caso di società non quotata i pericoli aumentano, e di molto, in termini di minore trasparenza e di possibili brutte sorprese.

Luigino D'Angelo non era stato l'unico ad aver acquistato questo tipo di obbligazioni e di certo non è stato l'unico ad aver perso molti soldi ed è proprio questo che sta portando (e ha già portato) alla crisi, non solo economica, migliaia di azionisti.
Si tratta di persone come Roberta Gaini, che in questi ultimi giorni ha raccontato spesso come ha perso sessantamila euro investendoli in obbligazioni secondarie di Banca Etruria, una banca della quale la sua famiglia (tra i “truffati” ci sono anche la madre e la sorella) era correntista da generazioni. Nelle interviste ha spiegato che la banca non avrebbe tenuto conto del profilo MiFID (nel suo caso il profilo di rischio era medio) e le avrebbe proposto egualmente l’investimento in obbligazioni ad alto rischio. Poi le cifre oscillano, in alcune si parla di 50.000 euro persi, in altre di 60.000, altrove di 80.000 ma evidentemente il conteggio varia perché vengono conteggiati anche i soldi persi in bond di Banca Etruria dalla sorella e dalla madre.
Queste persone non ci stanno a farsi chiamare speculatori soprattutto per il fatto che spesso e volentieri rischiano di perdere tutto in un attimo. E' per questo che gli azionisti sono arrabbiati e imbufaliti, per questo la gente protesta e scende in piazza. Salvare le banche non implica mandare sull'astrico migliaia di persone.
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