La svolta anti-Daesh è in Libia. Cosa cambia per Kerry e Gentiloni: "Ora tocca a leader libici"

14 dicembre 2015 ore 11:34, Marta Moriconi
La svolta anti-Daesh è in Libia. Cosa cambia per Kerry e Gentiloni: 'Ora tocca a leader libici'
Parliamo del governo di unità nazionale in Libia. E della conferenza internazionale sulla crisi in Libia promossa dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni con il segretario di Stato Usa John Kerry, avvenuta ieri a Roma. Da oggi, niente scuse, "sarà compito dei leader libici, che assumono su di loro la responsabilità, di portare avanti questo processo ma anche la comunità internazionale lo sosterrà" ha dichiarato un soddisfatto Paolo Gentiloni auspicando un rafforzamento delle forze in campo. 
La domanda sul tavolo era semplice, fare o non fare in fretta un nuovo governo libico? Per l'International Crisis Group co-presieduto da Emma Bonino la mossa sarebbe sbagliata, ma il Daesh laggiù si sta allargando e la minaccia sul Mediterraneo va ostacolata in ogni modo, gli europei premono perché si fermi un pericoloso avanzare dei terroristi in terra libica, Sirte e Derna sono già cadute in mano loro. Spiega Gentiloni: "In Libia il Daesh si sta facendo sempre più pericoloso, la diplomazia e la politica questa volta devono dimostrare di essere più rapidi dei terroristi". 

CHI C'ERA: Delegazione libica di 15 rappresentanti dei 2 parlamenti. I ministri degli Esteri dei 5 Paesi del Consiglio di sicurezza Onu più Italia, Germania, Spagna Onu e Ue. Ministri della regione come Egitto, Algeria, Ciad, Emirati, Marocco, Niger, Qatar, Turchia, Tunisia. 

JOHN KERRY: "E' un processo voluto da libici e portato avanti dai libici". Serve a "far nascere una Libia sicura e stabile".
"Sono i libici che parlano a nome del loro popolo, il minimo che noi possiamo fare è'assisterli e aiutarli". "Rivalità, ambizioni personali e lotte interne che colpiscono il popolo libico, sei milioni di persone".  Ci saranno "difficoltà, ci vorrà tempo per superare il retaggio di quattro decenni di dittatura. Ma ora i libici devono governare insieme". Gli Usa hanno stanziato "330 milioni di dollari in aiuti umanitari". "La Libia è un Paese pieno di risorse, non dovrebbe averne bisogno". Ora "un governo pronto a far sviluppare il Paese".

PAOLO GENTILONI: Alla conferenza di Roma sulla Libia è emerso "un sostegno unanime alla firma dell'accordo" sul governo di 
unità nazionale "la prossima settimana", il 16 dicembre. il fattore "tempo sia fondamentale, dobbiamo accelerare la soluzione della crisi libica, di fronte alla minaccia del terrorismo"."Il passo compiuto oggi", con il sostegno "unanime dei principali players internazionali" all'accordo per un governo di unità nazionale, "se verrà seguito con coerenza dall'impegno di tutti, può essere un punto di svolta per una situazione di crisi che si trascina da troppo tempo". 

LA FIRMA DELL'ACCORDO: sarà mercoledì prossimo in Marocco, stabilisce il ritorno del governo nella sede di Tripoli. La firma è di 17 Paesi (Algeria, Arabia Saudita, Cina, Egitto, Emirati arabi uniti, Francia, Italia, Germania, Giordania, Marocco, Russia, Qatar, Regno unito, Spagna, Stati uniti, Tunisia, Turchia) e Unione europea, Nazioni unite, Lega araba, Unione africana.

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