Le Pen primo partito in Francia: ecco un'analisi non ideologica dei risultati elettorali

14 dicembre 2015 ore 12:56, intelligo
di Alessandro Corneli

Le Pen primo partito in Francia: ecco un'analisi non ideologica dei risultati elettorali
Le elezioni regionali in Francia si sono svolte con due leggi recentissime che hanno trasformato la ripartizione territoriale, passando da 22 regioni a 13 macroregioni. La prima legge del 16 gennaio scorso e la seconda del 16 luglio.  Con questa decisione, in linea con la spinta europea a favore della costituzione di macro-regioni transfrontaliere, la Francia ha definitivamente archiviato il sistema napoleonico dei Dipartimenti che formavano il pilastro del centralismo. La riforma ha modificato marginalmente il panorama politico poiché alcune minoranze etnico-politiche perderanno peso specifico: gli alsaziani, fusi in un’entità orientale con Lorena e Champagne-Ardenne, i catalani del Roussillon diluiti nella regione allargata ai Midi-Pyrenees, e  i baschi del nord, inseriti in una gigantesca realtà composta da Aquitania, Limousin e Poitou-Charentes; i bretoni, viceversa, hanno conservato la propria identità.
Le elezioni regionali avrebbero dovuto svolgersi a marzo 2015, ma furono rinviate proprio per consentire che si svolgessero secondo la nuova ripartizione territoriale. Si svolsero invece le elezioni dipartimentali (ex cantonali) e il Front National, con il 25,24% dei voti, confermò il balzo al 24,86% che aveva registrato alle elezioni europee del maggio 2014. Furono proprio queste elezioni, svolte con il sistema proporzionale, e di risonanza nazionale, che hanno spinto a favore della riforma che ha introdotto anche un premio di maggioranza.
Questo il meccanismo. Se, al primo turno, una lista ottiene la maggioranza dei voti espressi, cioè più del 50%, ottiene l’assegnazione di un quarto dei seggi; gli altri seggi sono ripartiti proporzionalmente tra le liste che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti e, naturalmente, non c’è un secondo turno. Se nessuna lista ottiene la maggioranza al primo turno, partecipano al secondo le liste che abbiano ottenuto almeno il 10% dei voti. Poi si applica lo stesso meccanismo: un quarto dei seggi alla lista che arriva in testa e ripartizione proporzionale degli altri seggi alle liste che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti.  
Al primo turno, il 6 dicembre scorso, nessuna lista ha conquistato la maggioranza assoluta. Il FN è arrivato il testa in 6 macro-regioni sulle 12 metropolitane, secondo in 2 e terzo in 4; la Destra è arrivata prima in 4 macro-regioni, seconda in 6 e terza in 2; la sinistra è arrivata prima in 2 macro-regioni, seconda in 4 e terza in 6. A livello di voto popolare, il FN ha ricevuto il 27,73% dei voti, i neogollisti di Sarkozy il 26,65% e i socialisti il 23,12%. A questo punto è scattata, quasi dappertutto, l’union sacrée tra la Droite dei Repubblicani dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e la Gauche dei socialisti dell’attuale presidente François Hollande, che hanno deciso di ritirare il candidato arrivato terzo per fare confluire i voti su quello meglio piazzato. Risultato: 6 macro-regioni alla Destra, con il 40,72% dei voti, 6 macro-regioni alla sinistra, con il 29,28% dei voti e nessuna vittoria al FN, che pure ha ottenuto il 27,51% dei suffragi.
Di un certo interesse è l’analisi dei voti assoluti. Su un totale di 21,7 milioni di voti espressi, al primo turno il FN ha ottenuto poco più di 6 milioni di voti, contro i 5,8 milioni del partito di Sarkozy e i 5 milioni dei socialisti; al secondo turno, il partito della Le Pen  ha aumentato il proprio bottino di circa 800 mila voti. Ma il totale Gauche, al primo turno (8 liste), è stato di 7,8 milioni di voti; mentre il totale Droite, sempre al primi turno (6 liste), è stato di 6,9 milioni di voti.
Singolarmente, il FN si conferma il primo partito di Francia. Prossimo appuntamento, le elezioni presidenziali di aprile-maggio 2017, seguite da quelle del rinnovo dell’Assemblea Nazionale. Le presidenziali si decideranno al ballottaggio e Marine Le Pen spera di arrivarci ma, se si guardano i voti assoluti raccolti dai diversi raggruppamenti, la situazione tripolare non consente di fare previsioni. Saranno importanti le primarie che si svolgeranno sia a destra che a sinistra. E poi bisogna tenere conto  degli sviluppi, ancora imprevedibili, della situazione politica internazionale, in Europa e fuori d’Europa, e della situazione economica specifica francese che, di qui a un anno e mezzo, è anch’essa indecifrabile. 

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