Torriero: dalla Francia all’Italia. Quella vocazione antidemocratica dei democratici

14 dicembre 2015 ore 15:38, Fabio Torriero
Torriero: dalla Francia all’Italia. Quella vocazione antidemocratica dei democratici
Sono indignato e nauseato.
Non perché sia un fan del Fronte nazionale, ma per l’esito del ballottaggio francese: ieri è morta la democrazia, hanno vinto i bari.
E spiego le ragioni.

1) Bisogna intenderci sul concetto di democrazia: o è la mera rappresentanza numerica, ossia un meccanismo di sola partecipazione popolare (e allora, non ci piove, deve governare il partito che, proporzionalmente, prende il maggior numero di voti: in questo caso Marine Le Pen), o è democrazia ideologico-religiosa. E allora, in questo secondo caso, diventa una maschera per ogni imposizione dall’alto, da parte della casta dominante che si veste di etica, morale. Nella storia politica dei popoli, infatti, archi costituzionali, fronti repubblicani, alleanze antifasciste, crociate anticomuniste, sono sempre stati all’ordine del giorno, sfruttando la paura e demonizzando l’avversario. Non a caso proprio in Francia, in nome della democrazia ideologica (liberté, egalité, fraternité) si è perpetrato il primo genocidio di massa: l’eccidio della Vandea. Contadini (per la storiografia faziosa, “vittime di sacerdoti reazionari” e “nobili attaccati ai privilegi”), rei unicamente di difendere la Tradizione, la loro terra, la loro religione, e la loro visione della vita.

2) Il sistema elettorale a doppio turno, al contrario del marketing che fanno in Italia, dimostra in modo inequivocabile, che le alleanze si fanno contro, non pro. Adesso, in vista del 2018, la macchina della paura da noi, certamente, sarà usata nell’ipotesi di un ballottaggio tra Renzi e Grillo, e pure qui, il nostro “centro-destra di regime” sarà pronto a votare per Renzi. 

3) Tornando alla Francia, mi spiegate cos’hanno in comune Sarkozy e i socialisti di Hollande? Nulla. E lo dice chi ha curato le edizioni italiane dei loro libri, studiando le loro idee e la loro comunicazione fin dall’inizio (“Temoignage” di Sarko e “Controcorrente” di Marine Le Pen). Sarko anche in occasione delle regionali ha tentato di scippare gli argomenti vincenti del Fronte nazionale (specialmente in ordine alle ricette sulla sicurezza, l’immigrazione), con lo scopo di spostarle, addomesticarle, renderle digeribili. Ricette opposte a quelle di Hollande. E allora, quale unità, quale convergenza? Lo abbiamo detto, il “mostro fascista”, come pretesto, nella realtà vera, la difesa della comune appartenenza lobbistica e massonica nella Ue, che il Fronte nazionale, i soggetti sovranisti d’Europa in ascesa ovunque, vogliono combattere, più o meno in modo serio, confuso o velleitario. Nella realtà vera, poi, li unisce la religione ultraliberista che il Fronte nazionale di oggi (a differenza del pensiero di Jean Marie Le Pen) pensa di correggere, nel segno di un ritorno dello Stato in economia, di un controllo dei settori strategici di un Paese, di una maggiore spinta del Welfare, di una rivalutazione del pubblico e dell’economia mista. Cominciamo a capire? In Italia, sono motivazioni che sicuramente potrebbero ripetersi in funzione anti-Salvini, qualora crescesse troppo (un inciucio tra certa destra e certa sinistra). Ecco perché il capo della Lega, intelligentemente, si è lasciato abbracciare da Silvio Berlusconi e sembra accogliere nel suo programma qualche proposta liberale (tipo le partite Iva, la difesa delle Pmi, etc).

4) Un ragionamento sulla vocazione anti-democratica delle democrazie occidentali, governate dalle caste-appendici della Ue, prima o poi, andrà fatto: sfruttano il pericolo del terrorismo islamico, del fascismo redivivo, del populismo, per mantenere saldo il loro potere non fanno votare, eternano legislazioni emergenziali, comprimono i diritti, ci preparano a guerre di religione, e se proprio si vota, si blindano come in Francia. Non scordiamo che Renzi è solo l’ultimo degli eredi al trono (non scelti dal popolo), succedutisi per nomina regia-presidenziale, dopo Monti e Letta. Una tentazione antidemocratica che sta diventando una vocazione.

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