Russia-Turchia: finché c’è Putin non c’è guerra e la Nato lo sta imparando

14 dicembre 2015 ore 14:57, Luca Lippi
Russia-Turchia: finché c’è Putin non c’è guerra e la Nato lo sta imparando
E' tutto molto semplice ma a volte la semplicità scontra rovinosamente con l’ottusità di chi vuole credere il contrario a tutti i costi. La memoria della persone si ferma alla guerra convenzionale, quella che si vede insomma, ma la realtà è che ormai da anni la guerra non è più convenzionale, ed è per questo che la superpotenza a stelle e strisce non ne vince più una (nonostante dica il contrario). Ogni azione non corrisponde più a una reazione uguale e contraria, in sostanza si sta concretizzando quella che è definibile come “asimmetria bellica”. Di cosa parliamo? Di tutto, ma nello specifico dell’abbattimento del caccia Russo da parte della Turchia, e della troppo scontata reazione di Putin (da lui stesso minacciata ma nessuno è in grado di comprendere come) da cui i commentatori internazionali, nazionali, di quartiere e anche dei circoli ricreativi evocano la “terza guerra mondiale”. Sono decenni che vediamo sperimentato quanto veloce sia il rimescolamento delle carte in scenari apparentemente stabilizzati, eppure seguitano a farci credere il contrario! E allora il contesto assume una luce totalmente diversa nonostante in apparenza si stia concretizzando una situazione del tutto nuova. L’abbattimento del caccia russo è la forzatura per ricondurre su un’apparente convenzionalità il conflitto perché il pericolo maggiore da scongiurare è quello di un conflitto fra civiltà, campo sul quale Putin non ha avversari. Quindi l’incidente militare dovrebbe ricondurre sul tavolo dei “ministri della guerra” la questione, ma il faldone non arriverà mai perché siamo alle porte del 2016 e i soldatini non si regalano più neanche ai bambini sotto l’albero di Natale. 

L’unica aggravante è che gli Stati Uniti stanno sottovalutando (ma parliamo di bambinoni un tempo pieni di soldi, viziati e per troppo tempo osannati) è il fatto che la Turchia è membro della Nato, quindi una misura di ritorsione militare nei suoi confronti da parte della Federazione Russa avrebbe dato la stura al bambinone che qualche guerra l’ha vinta perché mandava più uomini di quante fossero le munizioni del nemico, forse pensa di poter fare nuovamente questo giochino che non funziona più dagli anni 70 (qualcuno li avverta).

Quali sono le valutazioni che starà facendo Putin? Non escludiamo un intervento duro e deciso, ma dobbiamo considerare lucidamente la persona prima ancora che il personaggio. Ha già dimostrato più volte di avere nervi di acciaio, è il soldato moderno per eccellenza, quello che ai suoi militari dice cosa fare e non il contrario, perché mai nella guerra non convenzionale il braccio può essere la mente. Quanto pesa realmente la Turchia (e diamo per scontata la sua influenza all’interno del mondo islamico e nel ruolo alquanto ambiguo che sta giocando nell’area, sia in relazione ad Isis che ai ribelli siriani)? I burocrati turchi sono nostalgici esaltatori del nulla che da decenni anelano la versione 2.0 dell’impero ottomano e relativa espansione territoriale. L’idea in queste menti obnubilate dal nulla cosmico è stato rinverdito dai corridoi lasciati aperti (complici gli Usa) dalla Turchia al passaggio di guerriglieri e di armi e, soprattutto, l’avere reso possibile il contrabbando di greggio che ha garantito e garantisce il sostentamento economico all’Isis, mai realmente preso di mira dai bombardamenti occidentali, anche se è del 3 dicembre la notizia che la Gran Bretagna si impegnerà militarmente con bombardamenti finalizzati a colpire questa filiera (ma la gran Bretagna è da un pò di tempo che sta sgomitando per staccarsi da tutto e tutti). Non sottovalutiamo che il traffico alimentato dalla Turchia sta causando il continuo crollo del prezzo del petrolio portando verso una crisi importante sia l’Iran sia i paesi del Golfo (e di questo i bambinoni e storici alleati sono assai felici), è ovvio che gli americani si avvantaggiano della crisi economica che si sta evolvendo in Iran, questo rallenta gli sforzi iraniani per un nucleare militare.

In questo scenario, perché un uomo lucido e pensante dovrebbe perdere il controllo e farsi trascinare su un terreno che non gli appartiene? Quindi Putin non avvierà una ritorsione militare classica, critica proprio per l’appartenenza della Turchia alla Nato, ma una serie di misure asimmetriche a cominciare dalla rappresaglia economica, in grado di colpire la tenuta del fronte interno già in crisi per vari fattori destabilizzanti, quali l’azione dei curdi e degli armeni. A furia di pensare alla terza guerra mondiale, gli stragisti hanno perso il nume della ragione, nume invece integro nella mente di Putin.
Russia-Turchia: finché c’è Putin non c’è guerra e la Nato lo sta imparando
Sul campo del conflitto armato col minimo sforzo Putin intensifica bombardamenti su obiettivi penalizzanti anche per i turchi (la filiera del contrabbando del greggio), poi sostenendo le milizie curde le milizie sciite (le ultime sostenute dall’Iran), impegnate sul campo contro l’Isis, in grado non solo di compromettere i piani di Erdogan, ma anche di mettere in pericolo la tenuta e l’integrità territoriale della Turchia. In ultimo (ma solo in ultimo) Putin dispone degli spetsnaz che sono truppe speciali (si dice le migliori al mondo) in grado di muoversi come anguille nella melma della guerra non convenzionale, dispongono di armi (ovviamente non di pubblico dominio) in grado di provocare decessi per cause naturali (questa è una chicca per gli amanti del genere che fino a due secondi fa ancora ammiravano mitra e pistole vestiti in mimetica con le ciabatte dietro la tastiera di un computer). 

In tutto questo come (o dove) si colloca l’Occidente? Della decisione britannica abbiamo già fatto menzione (bombardamenti diretti a colpire la filiera del contrabbando del greggio di autosostegno Isis), per il resto ci affidiamo alle parole di Edward Luttwak, che è un politologo statunitense (recentemente visto e rivisto in tv come il libro di Natale di Bruno Vespa); Luttwak ha detto il 25 novembre scorso: “Se Erdogan dovesse appellarsi alla Nato e chiamarla in causa otterrebbe come risposta un netto rifiuto. Gli altri stati dell’Alleanza Atlantica risponderebbero picche e, anzi, manderebbero la Turchia a quel paese”. La gran Bretagna già lo fa di suo, il resto lo faranno le componenti indipendentiste e separatiste interne alla Turchia, a questo punto perché Putin dovrebbe far scoppiare la terza guerra mondiale? Inutile ingaggiare un corpo a corpo con un malato di cancro, prima o poi morirà per cause naturali! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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