Il primo anno senza Whitney

14 febbraio 2013 ore 11:34, Francesca Siciliano
Il primo anno senza Whitney
Qualcuno si è accorto che lunedì scorso, proprio mentre il Papa annunciava al mondo le sue dimissioni, ricorreva un anno dalla morte di Whitney Houston? Whitney - voce possente, regina del pop, animo fragile - nasce “bene”. Figlia di una cantante gospel, Cissy Houston e nipote di Dionne Worwick, il fato le aveva elargito due grandi doni: un corpo mozzafiato e una voce splendida. LA PARABOLA ASCENDENTE. Nel 1985, a soli 22 anni, debutta con uno strepitoso album che porta il suo nome. Risultato: 16milioni di copie vendute, un Emmy, un Grammy, alcune canzoni che resteranno nella storia del pop (Saving all my love for you, How will I know, All at once, Greatest love of all). Gli anni successivi dimostrarono non trattarsi di un fenomeno passeggero: in 25 anni venderà più di 170milioni di dischi. Nel '91, con gli Stati Uniti impegnati nella guerra del Golfo, riesce a far entrare in classifica la sua commovente versione dell'inno americano (Star spangled banner) cantata al SuperBowl. Nel '92 si da' al cinema e con Kevin Costner è protagonista di The Bodyguard, film che diventa subito campione di incassi e cult planetario.   L'INIZIO DELLA FINE. L'ascesa continua fino agli inizi del 2000 quando la fragilità del suo animo prende il sopravvento e inizia la parabola discendente. È l'ennesima storia di un mito della musica (Elvis Presley, Michael Jackson di cui fu molto amica) che tenta di annegare l'incapacità a gestire fama e successo in un mix di sesso e droga, fino alla autodistruzione. Gli ultimi anni la vedono percorrere una via crucis fatta di umiliazioni (la voce è andata e persino i fan la fischiano durante i concerti) e problemi legati alla tossicodipendenza. Chi la conosceva alla sua morte parlò di «dolore tremendo ma non sorpresa», raccontando come la star vivesse quasi sempre in casa, in condizioni igieniche disastrose, con frequenti allucinazioni, attacchi di ira alternati a stati di ansia e depressione. La vita di Whitney si interrompe in una camera d'hotel, il Beverly Hilton di Los Angeles, ufficialmente per «annegamento accidentale nella vasca da bagno».   COSA RESTA DI WHITNEY? A distanza di un anno il fratello si autoaccusa di averla iniziata alla droga, la madre in un libro che ripercorre la vita della figlia punta il dito contro l'ex marito, Bobby Brown, descritto come estremamente violento. Gli amici, primo fra tutti Clive Davis, hanno ricordato il primo anno della sua morte lo scorso 9 febbraio durante il party annuale dei Grammy, con un omaggio speciale dedicato a Whitney, per ricordare a tutti il suo talento. A noi rimane una grande pietas verso questa donna che non ha retto il peso della notorietà, ma che ci ha lasciato in eredità un tesoro fatto di successi e la sua voce che, quella sì, non morirà mai.
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