Cosa c'è dietro la campagna elettorale della Lega

14 febbraio 2013 ore 13:05, Alfonso Francia
Cosa c'è dietro la campagna elettorale della Lega
Mai, nei suoi venticinque anni di esistenza, la Lega si era avvicinata alle urne conducendo una campagna elettorale tanto contenuta, al limite dell’irrilevanza. L’ennesima alleanza con Berlusconi – che ha seguito di pochi mesi l’ennesima promessa “mai più con Silvio” – e i guai giudiziari del vecchio capo Bossi certo suggerivano una condotta prudente, ma l’afonia dei nordisti è stata sconcertante
. L’unico contributo al dibattito pubblico è stata la proposta di mantenere il 75 per cento dei proventi delle tasse sul territorio. Per il resto i vertici del partiti si sono limitati a riproporre vecchie parole d’ordine e temi già ampiamenti sfruttati come il ritorno alla lira, il dimezzamento dei costi della politica e qualche nostalgico accenno alla secessione. Solo l’arruolamento della “faccia nuova” Giulio Tremonti ha permesso alla Lega di proporsi agli elettori in una veste più aggressiva e propositiva, ma la piattaforma presentata dall’ex Ministro dell’Economia sembra più il parto di una inesistente Lista Tremonti che di un candidato del Carroccio. Questo stato di salute convalescente rischia ora una brutta ricaduta dopo l’arresto di Giuseppe Orsi, per sua stessa ammissione amico di Maroni (dichiarazione smentita da Maroni, il quale ha rilanciato dicendo che è Orsi ad essere amico di Monti ed ha annunciato querele nel caso di altre simile affermazioni) e ora accusato di essere arrivato al vertice di Finmeccanica grazie alla raccomandazione dei leghisti. Stavolta il grande accusatore è Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia e nel 2011 avversario di Orsi nella corsa alla guida del gruppo pubblico romano. Ascoltato come testimone dai pm di Busto Arsizio, Zampini ha sottolineato che Berlusconi, Letta, e persino Tremonti premevano per la sua nomina, impedita proprio dall’opposizione della Lega. La rivelazione ha riportato l’attenzione della stampa sulle dichiarazioni dell’ex direttore delle relazioni istituzionali di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, secondo il quale la Lega avrebbe ricevuto proprio da Orsi, nel 2011 ad di Agusta Westland, una mazzetta di dieci milioni di euro ottenuti gonfiando le fatture di vendita di elicotteri militari all’India. La nomina per guidare Finmeccanica sarebbe arrivata come ricompensa per la tangente. Maroni rispose all’accusa querelando Zampini e anche stavolta minaccia il ricorso alle vie legali: non senza ragione, considerando che, nell’ordinanza di custodia cautelare arrivata al numero uno di Finmeccanica, la Lega non è mai citata e che del pagamento di quei milioni non è stato trovato uno straccio di prova. Ma in periodo elettorale illazioni e indiscrezioni sono spesso più efficaci delle accuse provate. Se la Lega continuerà a vedersi citata negli articoli dedicati allo scandalo Finmeccanica il voto di protesta nordista, solitamente appannaggio del Carroccio, rischia di trasferirsi in massa tra le braccia del movimento Cinque Stelle.
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