Dopo il voto alleanza Grillo-Ingroia

14 febbraio 2013 ore 17:24, Francesca Siciliano
Dopo il voto alleanza Grillo-Ingroia
Lo spettro dell'ingovernabilità si fa sempre più reale. E se alcune delle coalizioni in campo sono già state decise a tavolino (come quella del centrodestra che vede schierati Pdl, Lega, Grande Sud, Fratelli d'Italia e La Destra), sul versante opposto – quello dell'antiberlusconismo talebano – la situazione è in continuo divenire. Il Movimento 5 Stelle, se i risultati che usciranno dalle urne confermeranno i sondaggi, potrebbe davvero «fare il botto». Oggi nessun partito lo da' a vedere, sono tutti contro tutti, gettano fango l'uno sull'altro. Ma nel day after ne vedremo delle belle. Grillo, ovviamente, adesso nega: «Non faremo alleanze - ha tuonato in un'intervista a Rete 105 - saremo l'ago della bilancia esattamente come in Sicilia, perché sono gli altri che seguiranno noi e noi che seguiremo le nostre idee» ha aggiunto beffardo. Ma lui sa che una volta approdato in Parlamento, a fare il duro&puro solitario, non otterrebbe nulla, dovendo per forza collaborare con gli altri gruppi parlamentari per far passare le sue iniziative legislative. A meno che non scelga lo splendido isolamento. E quindi dovrà necessariamente guardare a Ingroia e a Vendola. Ingroia, infatti, in un primo momento aveva sperato in un potenziale accordo con il guru genovese: entrambi a correr da soli, entrambi contro Berlusconi, entrambi a rappresentare quelle esigenze “di pancia” che la società si affanna a ricercare. Per tutta risposta Grillo ha detto no, ribattezzando il gruppo di Rivoluzione Civile come gli Ingroiatubbies, giurando e spergiurando che mai e poi mai si sarebbe alleato con l'indolente siciliano. Ma nella vita (e in politica) mai dire mai: il Senato è ostico e un'unione di forze tra Rivoluzione Civile e i grillini varrebbe almeno centocinquanta seggi alla Camera e un centinaio al Senato. Non sarebbe affatto male per due partiti al primo approdo in Parlamento. E poi c'è Vendola, attualmente alle prese con Bersani e Monti, ma sempre più distante dallo schema di Pierluigi, pronto ad allearsi (se non disponesse dei numeri necessari) con il Professore. Il Governatore della Puglia, perciò, potrebbe essere costretto a buttare un occhio al M5S, cercandone l'appoggio in un ipotetico rassemblement anti-Cav. E in questo modo sarebbe tutto più semplice: in un solo colpo eviterebbe di appiattirsi su un'alleanza (troppo) filo-europeista come quella che vuol mettere in campo il Professore e aumenterebbe il peso del centrosinistra soprattutto in Senato. Bisogna solo convincere Bersani. E Grillo, of course.
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