Le parole della settimana: embrione... essere o non essere questo è un problema

14 febbraio 2015 ore 10:25, Paolo Pivetti

Le parole della settimana: embrione... essere o non essere questo è un problema
La storia è cominciata diciannove anni fa. Una coppia italiana ricorre alla fecondazione assistita e un certo numero di embrioni fecondati vengono conservati. Dopo alcuni tentativi d’impianto andati a vuoto la coppia desiste. Oggi sono passati diciannove anni. Ma qualche embrione è ancora lì, ad aspettare nella sua culla di azoto liquido a 196 gradi centìgradi sotto zero.

Nel frattempo il padre è morto, la madre è rimasta sola, ha cinquant’anni. Ci vuole riprovare. La Legge 40 prescrive, per operazioni di questo genere, la presenza in vita di entrambi i genitori. Interviene il Tribunale. In primo grado respinge. In secondo grado accoglie la richiesta. Ora la signora, contenta della sentenza, farà le sue valutazioni perché l’impresa cui va incontro non è di poco conto. Di fatto c’è in gioco un’ipotesi di vita che per diciannove anni è rimasta sospesa in un’alternativa che trascende la nostra comprensione: esistere o non cominciare nemmeno ad esistere. Forse è il caso di scomodare le parole di un genio:“essere o non essere, questo è il problema”.

Ma, seppure genio e come ogni genio dotato di profezia, neppure Shakespeare poteva immaginare, nel mondo dopo di lui, un delirio di onnipotenza tale da portare l’uomo a modificare i termini del dilemma in far essere o non far essere. Quell’embrione è totalmente nelle nostre mani, nelle mani di una potenziale madre e delle sue incertezze, di dottori esperti e dei loro consigli, di giudici e delle loro sentenze, di un parlamento e delle sue leggi, di partiti e dei loro interessi politici; è lì, in una sala d’attesa molto vicina allo zero assoluto, lui che per ora è considerato qualcosa e forse invece era già sin da subito qualcuno.

Essere o non essere. Shakespeare non aveva visto con i propri occhi quanta spregiudicata audacia possa nascondersi sotto la copertura di un mito come il progresso della scienza. Ma per noi che vediamo, che siamo qui adesso, è d’obbligo chiederci che ne sarà di quel grumo di esistenza che da diciannove anni è tenuto nella prigione rigorosa del’azoto a -196°, con tutta la potenzialità di vita che porta in sé. Oggi l’uomo è arrivato a pensare di poter dare il via alla vita, poi arrestarla a suo piacimento per il numero di anni che vuole, per farla poi ripartire, quando e come vuole. Ma noi, che ne possiamo sapere dell’effetto che avrà sulla persona destinata a nascere quello stop, quell’arresto di ogni evoluzione cellulare durato per così tanti anni? Se l’esperienza verrà portata avanti e gli sarà dato di essere, sarà una creatura concepita nel millennio scorso e che ha incominciato a crescere diciannove anni dopo, nel nuovo millennio. E tra quell’attimo e questo, quante cose sono successe nella storia, cose che lui ha perso per sempre. È successo persino che gli è morto il padre...
autore / Paolo Pivetti
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