"Fuocoammare": Rosi strappa applausi al Festival di Berlino più politico

14 febbraio 2016 ore 16:34, Adriano Scianca
'Fuocoammare': Rosi strappa applausi al Festival di Berlino più politico
Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi dedicato al dramma dell'immigrazione, unico film italiano in corsa in questa 66/ma edizione del Festival di Berlino, sta riscuotendo successo alla kermesse tedesca. Il direttore della Berlinale, Dieter Kosslick, lo ha definito "un film potente". Di sicuro è un film in sintonia con l'impronta politica del festival: dei migranti ha parlato anche la presidente di giuria Meryl Streep, mentre George Clooney ha incontrato la cancelliera Angela Merkel per parlare proprio di questo tema. Insomma, quello di rosi è il film dello spirito del tempo. Anche se il regista assicura di non aver voluto realizzare un'opera ideologica: “Il mio - ha aggiunto - non è un film politico ma va detto che la politica fa davvero poco se non alzare continuamente muri”. 

Il regista, già Leone d’oro a Venezia per Sacro GRA, spiega che “è stata una sfida narrativa dover andare oltre quello che vediamo in tv. È una tragedia immensa, che va ben oltre i numeri che ascoltiamo e leggiamo. La difficoltà era raccontare questi drammi senza che la narrazione diventasse gratuita”. Durante le riprese a Lampedusa, non sono mancati i momenti drammatici: “Ho trascorso un mese un una nave militare. Per tre settimane non è successo nulla, ho filmato quella che sembrava una nave fantasma. Poi ho scoperto che era una specie di test da parte di comandante ed equipaggio: volevano capire che tipo di persona fossi. Sbarcati ho chiesto di ripartire e stavolta, con il secondo viaggio, ho incontrato una tragedia. Il momento più difficile è stato quando ho filmato quella scena terribile sulla barca. Lì ho capito che il film era chiuso e non avrei potuto più filmare nient'altro. Non avrei potuto aggiungere più nemmeno un fotogramma. Vivo ancora molti incubi su questa esperienza. L'essere salito su quel barcone, aver visto e respirato. Sentire i corpi. Filmare la morte è stata una cosa dura e difficile. Però c'è un momento in cui ti trovi davanti a una scelta. Devi decidere se filmare o no”. 
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