La Siria e 'Ginevra 2': il futuro dipende da loro

14 gennaio 2014 ore 10:37, Americo Mascarucci
La Siria e 'Ginevra 2': il futuro dipende da loro
La pace in Siria occupa un posto di primissimo piano nelle preghiere quotidiane di papa Francesco che conta molto su un esito positivo della conferenza internazionale "Ginevra 2".
Il presidente iraniano Hassan Rohani ha fatto sapere al presidente russo Vladimir Putin che il buon esito del vertice dipenderà anche dalla presenza dell'Iran al tavolo dei negoziati,  data l'alleanza strategica fra la Repubblica islamica di Teheran ed il regime siriano. Gli Stati Uniti insistono sull’inevitabilità dell’esilio per Assad, difeso invece a spada tratta dalla Russia che non ne vuole sapere di perdere il principale alleato dell'area medio orientale. Cacciare Assad per i crimini che ha commesso contro il proprio popolo è il mantra che l'Occidente, Usa, Francia e Gran Bretagna, ripetono a gran voce. Ma quale alternativa gli occidentali sono pronti ad offrire al Paese? Un'opposizione disomogenea e frastagliata dovrebbe rappresentare una qualche speranza per il futuro? A quanto pare l'esperienza negativa dell'Iraq non sembra aver insegnato molto agli americani. Le città irachene sono sempre di più sotto il controllo dei terroristi di Al Qaeida, con il governo sciita incapace di arginare la situazione. La Siria è l'unico regime laico che ancora riesce a tenere testa al fondamentalismo islamico, e l'Occidente sembra far finta di non capire che l'uscita di scena di Assad non farebbe che giovare ai gruppi della Jihad islamica. Poi certo, è giusto condannare l'eccessivo uso della forza da parte del regime siriano ed il ricorso alle armi chimiche (ma solo l’esercito di Assad le ha usate?), ma evitando possibilmente di sostenere, seppur indirettamente, quel terrorismo che l’Occidente ha sempre detto di voler combattere ed estirpare dalla faccia del pianeta. L'Iran vuole avere voce in capitolo nei negoziati perché sa perfettamente che dietro l'opposizione siriana, in particolare la frangia sunnita, si agita l'Arabia Saudita che punta a rompere l'asse di ferro fra Teheran e Damasco e assumere il controllo dell'area, rendendola funzionale ai propri interessi. E anche la Russia è perfettamente consapevole di come l'uscita di scena di Assad e la conquista del potere da parte dei sunniti, significherebbe rafforzare i sauditi da sempre alleati storici degli Usa e poco amici dell’Urss ieri e di Putin oggi. E sulla stessa lunghezza d'onda sta la Cina che nel consiglio di sicurezza dell'Onu ha finora ostacolato qualsiasi risoluzione contraria al regime di Damasco. Sono tanti e troppi gli interessi geopolitici in gioco sulla Siria e sul destino del conflitto. E sullo sfondo resta la paura dei cristiani di ritrovarsi privi di protezione come avvenuto in Iraq. Perché un regime laico, pur con tutti i suoi difetti, è sempre preferibile ad un regime islamico conservatore. Ed il partito nazionalsocialista Baath che è al potere in Siria da anni, ha rappresentato fino ad oggi una garanzia per i cristiani che vivono in Medio Oriente, lasciati liberi di professare il proprio credo, pur essendo l’islam la religione ufficiale. Visto come sono stati sempre trattati i cristiani in Arabia Saudita, c'è soltanto da unirsi con Papa Francesco nella preghiera, auspicando che Damasco non segua il destino di Bagdad..  
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