Berlusconi toglie lo scettro a Toti dopo la rivolta dei ‘colonnelli’

14 gennaio 2014 ore 14:42, intelligo
Berlusconi toglie lo scettro a Toti dopo la rivolta dei ‘colonnelli’
Silvio Berlusconi archivia Giovanni Toti: “Non c’è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico di Forza Italia, figura peraltro non prevista dallo statuto del nostro movimento”. Lo fa con un comunicato stampa fresco fresco, in modo tale che verba volant, scripta manent. O se preferite: ‘carta canta’.
Il primo segnale era stato trasmesso ieri con le voci su un ridimensionamento “dell’uomo nuovo” di Forza Italia, Giovanni Toti. Una indicazione arrivata direttamente da Silvio Berlusconi che parlando ad Arcore a diversi dirigenti aveva rassicurato e spiegato che il direttore di Tg4 e Studio Aperto non avrebbe avuto un ruolo da solitario dominus del partito ma avrebbe svolto funzioni di primus inter pares, una sorta di portavoce con forte voce in capitolo sulle decisioni politiche. Una delimitazione del suo potere suffragata dall'intenzione del presidente di Forza Italia di nominare un comitato ristretto composto oltre che da Toti da una decina di dirigenti come Denis Verdini, Sandro Bondi, Renato Brunetta, Paolo Romani, il capogruppo a Strasburgo Raffaele Baldassarre, Maurizio Gasparri e Simone Baldelli.  Il secondo segnale è arrivato con l'intervista di Raffaele Fitto al Corriere della Sera. Il dirigente pugliese da giorni non fa nulla per nascondere il suo malumore per un metodo e per criteri di nomina che non condivide. Un mal di pancia reso esplicito da parole ufficiali. "Il Cavaliere non ci umili con quella nomina. Non andrò via dal partito come Alfano. Io discuto, non voglio fare "ribaltini". Un errore mortificare tutta la classe dirigente. Abbiamo una valanga di persone di valore. In tanti la pensano come me. Mi auguro che altri sostengano in pubblico ciò che dicono in privato". Un messaggio esplicito che viene raccolto e rilanciato attraverso commenti via Twitter da Gianfranco Rotondi e Daniele Capezzone. E che dà voce a un malumore che informalmente tanti dirigenti che hanno seguito Berlusconi nel momento più difficile della decadenza e dell’addio al governo non nascondono di condividere in pieno.
autore / intelligo
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