Unioni civili, è caos: ddl Cirinnà slitta di due giorni. Fi dice "ni", Pd diviso

14 gennaio 2016 ore 8:32, Adriano Scianca
Unioni civili, è caos: ddl Cirinnà slitta di due giorni. Fi dice 'ni', Pd diviso
Sono solo due giorni, ma per i sostenitori delle unioni civili sembrano due mesi. Previsto nell'agenda dei lavori per martedì 26 gennaio, il ddl Cirinnà all'esame dell'assemblea è rinviato al 28 gennaio. Due giorni in più, per lasciare posto al voto sulla mozione di sfiducia di Fi e Lega Nord al governo in relazione alla vicenda banche. Ma Sel non ci sta: "Le unioni civili per ora sono state spostate per l'esame al 28 gennaio. Ma poi chissà. State certi che spunterà qualche altra cosa", ha detto la presidente dei senatori Sel, Lorendana De Petris, denunciando la "grave forzatura" della maggioranza che ha inserito nel calendario il ddl Boschi sulle riforme costituzionali per martedì 19, con il conseguente slittamento del rinnovo delle presidenze delle commissioni al 21 gennaio e il ddl sulle unioni civili al 28. Le ha fatto eco la collega Petraglia: "È evidente che l'impedimento è dovuto dalle trattative in corso nella stessa maggioranza per modificare in peggio il testo del ddl Cirinnà". Il riferimento è al nodo della stepchild adoption, che consente l'adozione del figlio biologico del partner. Norma contro invisa ai cattolici dem e ai centristi di Area popolare e soggetta ancora a trattative più o meno discrete per trovare una mediazione. Per quanto riguarda Forza Italia, Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Noi siamo favorevoli alle unioni civili ma non al progetto di legge Cirinnà perché presenta troppe criticità", comunicando la decisione di votare no al disegno di legge. Dalla prossima settimana, il 19 e il 26, si riuniranno i senatori del Pd per concordare la linea da portare in aula, cercando l'accordo con quella parte dei dem che non vuole sentire parlare di alcune delle norme contenute nel ddl.  L'orientamento della maggioranza del Partito democratico e dello stesso premier sembrerebbe comunque quello di far arrivare il testo in Aula così com'è e poi lasciare libertà di coscienza al momento del voto. In questo quadro, va tenuto conto anche della posizione del segretario della Cei, monsignor Galantino. Su questi temi, ha spiegato il rappresentante dei vescovi, "tra i cattolici ci sono posizioni diverse, ma nessuno di noi auspica una legge che, per garantire i diritti dei singoli e per rispondere a situazioni reali, rischia di stravolgere la realtà. E la realtà è quella di una società italiana che può e vuole contare sul bene inestimabile della famiglia composta da un padre, una madre e dei figli. Certo, la stessa società registra al suo interno anche la presenza crescente di unioni di segno diverso. Lo Stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui".
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