Popolari, Ubi tenta il rilancio e Bpm si "sposa"

14 gennaio 2016 ore 9:44, Luca Lippi
Banche popolari in movimento, come fenomeno carsico l'avvicinamento al consolidamento di realtà finanziarie verso la trasformazione in Spa contestualmente al consolidamento patrimoniale comporta consigli di amministrazioni su relazioni corpose e investitori che "scommettono" più sui nuovi gruppi in fase di composizione che su progetti o impegni finanziari giacchè le autonomie delle singole realtà saranno tutelate per qualche anno prima di completare ogni possibile fusione.
Banca Popolare di Milano e Banco Popolare tornano a ricomporre la loro liaison dopo che diversi altri contendenti dell’ambita sposa (Bpm) hanno provato a mostrare il patrimonio da portare in dote, ma Bpm pare proprio preferire Banco popolare, e di questi tempi, la dote è piuttosto importante. Prima di Natale le due parti si sono confrontate per trovare un accordo e per fare scambio di documentazione contabile allo scopo di verificare le provvidenze finanziarie, dunque non esiste nessuna reale formalizzazione di trattativa, si sa solo che Banco popolare è favorito. Da questo punto in poi, se le parti hanno già le idee piuttosto chiare, già a metà febbraio dovrebbe arrivare la “partecipazione”, in caso contrario, non avremo notizie prima dell’autunno prossimo.

Popolari, Ubi tenta il rilancio e Bpm si 'sposa'
Tuttavia i vertici di Bpm oggi incontrano l’altra contendente Ubi Banca che appena diventata Spa cerca di consolidare i suoi asset, e sul tavolo della trattativa oltre i conti verranno messi i cartellini con i nomi della ipotizzabile governance (sui conti delle due realtà non dovrebbero esserci grosse problematiche i due patrimoni sono sufficientemente solidi per essere congrui l’uno per l’altro). L’argomento all’ordine del giorno infatti non parla di soldi, piuttosto di poltrone. La proposta è Piero Giarda (numero uno di Bpm) alla presidenza del consiglio di sorveglianza della nuova realtà, mentre le poltrone di vicepresidenti offerte ai due presidenti attuali di Ubi. Victor Massiah diventerebbe Amministratore delegato e Giuseppe Castagna direttore generale. 
L'operazione sarebbe particolarmente conveniente per Bpm, non per sviluppi di programmazioni future ma per consistenza patrimoniale, l’anomalia è che a guardare i bilanci di Ubi il potere decisionale, in apparenza nelle mani di Bpm, è in contrasto con l’evidente consistenza di Ubi cui si disegnerebbe più la posizione di realtà fagocitante. La banca di Castagna capitalizza 4 miliardi circa, Banco Popolare 4,7 e Ubi 5,7 miliardi; è evidente che l’operazione di fusione è più adeguata fra Bpm e Banco Popolare piuttosto che fra Bpm e Ubi. Su questa griglia è più comprensibile una fusione fra Bpm e Banco popolare con Carlo Fratta Pasini (numero uno di Banco Popolare) al vertice del nuovo gruppo e Giuseppe Castagna amministratore delegato. Nel “pre-contratto” c’è l’ostativa di mantenere le autonomie delle due banche per almeno 5 anni dopo la fusione. A questo punto, dati i tempi tecnici, tutto dovrebbe aggiornarsi all’assemblea dei soci di Bpm di aprile dove sarà contestualizzata la trasformazione in Spa, diversamente tutto finirebbe per slittare in autunno. Seguiamo gli sviluppi.

autore / Luca Lippi
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