Il buco nero fa il ruttino (ondate di gas) e nascono le stelle

14 gennaio 2016 ore 10:28, intelligo
di Anna Paratore

Probabilmente, per noi comuni mortali non troppo addentro all’astronomia e alla fisica, il buco nero appare come una scoperta abbastanza moderna, un concetto di cui si parla da qualche anno o poco più, senza che per altro ai più sia ben chiaro di cosa si tratti. E invece, di buchi neri o di stelle oscure, come venivano chiamati nel passato, si ipotizza e si discute già dal 1700.
Ma che cos’è per quel che ne sappiamo un buco nero? Per rispondere in parole davvero povere a questa complicata domanda, si tratta di una porzione di spaziotempo con un campo gravitazionale così forte da non lasciar sfuggire nulla, nemmeno la luce. Ecco perciò la definizione black hole o, prima ancora dark star o black star. Ora, però, una domanda sorge spontanea: ma se la materia che compone un buco nero è tanto coesa da non lasciar sfuggire nemmeno la luce, come si fa a osservarli? Beh, semplicemente, non si può. Non si vedono, ma si possono individuare a seconda di come modificano lo spazio intorno a loro. Non vogliamo farvi però una lezione di fisica astronomica, ma solo mettervi a conoscenza della nuova eccezionale scoperta fatta in materia. Prima, solo un piccolo passo indietro. Come si sa, gli scienziati considerano i buchi neri “mangiatori di stelle e sostanza cosmica”, questo perché proprio grazie all’enorme gravità che esercitano, tutto quanto “afferrano” in un certo senso “ingoiano”. Adesso, però, proprio grazie alla scoperta di cui vi vogliamo parlare, tutto questo potrebbe essere destinato a cambiare.

Il buco nero fa il ruttino (ondate di gas) e nascono le stelle
Ultimamente gli astronomi hanno notato due gigantesche ondate di gas che sono state “eruttate” proprio da un poderoso buco nero individuato al centro di NGC5195
, una piccola galassia distante da noi 26 milioni di anni luce. Il buco nero in questione, definito “supermassiccio” è sicuramente uno dei più grandi in prossimità del nostro pianeta visto che, in termini cosmici, 26 milioni di anni luce non sono poi un’enormità. Il team di scienziati che ha osservato l’inaspettato fenomeno, ha anche elaborato una teoria, e ritiene che il rilascio di gas sia stato determinato da un’interazione di NGC5195 con un’altra galassia, più grande, a lei vicina, e che la materia originata sia sufficiente per stimolare la nascita di nuove stelle.
Secondo il team di scienziati che ha presentato questo studio durante la 227esima riunione dell’American Astronomical Society, questa sorta di “rutto cosmico”, come è stato da loro definito, risalirebbe a pochi milioni di anni fa.

Dice scherzando Eric Schlegel, lo scienziato dell’Università del Texas che ha condotto lo studio: “A quanto pare, i buchi neri fanno anche “il ruttino” dopo il pasto”, e aggiunge, “la nostra scoperta è importante perché questo comportamento sarà stato probabilmente molto comune nell’universo primordiale, e avrà alterato l’evoluzione delle galassie. Dunque, ci troviamo di fronte a quello che potrebbe essere definito come un “feedback” tra un buco nero supermassiccio e la galassia che lo ospita. E secondo Marie Machacek, co-autrice dello studio, questo “feedback” permette alle galassie di non diventare troppo grandi anche se, al tempo stesso, può essere responsabile della formazione delle stelle. “Questo dimostra”, sempre a detta della Machacek, “che i buchi neri possono creare e non solo distruggere”. Sono perciò loro i “costruttori” di stelle?
autore / intelligo
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