Tinder e il rischio discriminatorio: l'algoritmo che condanna i brutti con i brutti?

14 gennaio 2016 ore 11:33, intelligo
Siete desiderabili o poco desiderabili? Il fatidico verdetto sta tutto in un algoritmo che “anima” Tinder, l’app studiata per trovare affinità (elettive?) con gli altri. E magari pure l’anima gemella. Tinder ti dice quando sei desiderabile ma per farlo l'algoritmo, in questione, si muove considerando e valutando le scelte che gli utenti compiono ogni volta che usano l'applicazione. Quando una persona viene scelta o scartata con lo “swipe” (il meccanismo per esprimere una preferenza, passando il dito sulla foto della persona che in questo modo perde o guadagna punti), si stabilisce il livello di desiderabilità. Ovviamente, il livello aumenta con il livello di bellezza della persona da “esaminare”. Il che significa che il meccanismo incentrato sull’algoritmo selezionerà solo persone belle, felici, intraprendenti, scartando tutti coloro che non corrispondono ai canoni di gradimento. Di qui il sospetto che quella di Tinder sia una “piazza” virtuale che in qualche modo, seppure involontariamente, stabilisce con chi e come interagire, costruendo una comunità di persone tutte con le stesse caratteristiche. La domanda che viene da porsi è se tutto questo è educativo, specialmente per i più giovani, i ragazzi sempre più nerd che chattano e comunicano sulle piattaforme social. Una domanda che ci poniamo e che, ovviamente, lasciamo aperta alla riflessione di tutti. 

Tinder e il rischio discriminatorio: l'algoritmo che condanna i brutti con i brutti?
Tornando al marchingegno dell’algoritmo, se anche voi avete passato mesi sull’app di dating senza riuscire mai a incontrare l'anima gemella o perlomeno qualcuno di interessante, il problema potrebbe non essere il vostro ma di un algoritmo interno chiamato 'Elo score' (termine preso in prestito dal mondo degli scacchi). Ogni volta che fate swipe a destra o sinistra l'app vi assegna un punteggio che vi classifica in base al grado di desiderabilità e fascino. In sostanza, se l'algoritmo vi considera poco attraenti, Tinder vi mostrerà solo profili di persone che come voi sono considerate poco desiderabili, vale a dire gli utenti ai quali è stato assegnato il punteggio più basso. L'esistenza di un sistema di ranking, scoperto da 'Fast Company', è stata confermata dal ceo di Tinder, Sean Rad, il cui punteggio, spiega è "sopra la media", come riporta l’AdnKronos. Secondo Rad, il rating non è una misura di attrattiva, ma piuttosto di “desiderabilità”, soprattutto perché non viene calcolata basandosi solo sulla foto del vostro profilo. “Non si tratta solo di quante persone fanno swipe a destra - spiega Rad - il sistema molto più complicato. Ci sono voluti due mesi e mezzo solo per costruire l'algoritmo perché prende in considerazione un sacco di fattori”. Funziona così: quando una persona viene scelta o scartata con lo swipe, automaticamente quest'ultima perde o guadagna punti. Chris Dumler, analista di Tinder spiega. “Ogni volta che fate swipe a destra per una persona e a sinistra per un'altra, insomma, è come se diceste 'La prima è più desiderabile della seconda', ogni swipe equivale a un voto, qualsiasi sia il motivo per cui l'avete fatto, può darsi perché troviate l'altra persona attraente o magari perché ha un ottimo profilo”. Non si può negare tuttavia, che l’aspetto estetico della persona e le fotografie postate contano e parecchio; in un certo senso tendono a influenzare la scelta, anzi lo swipe, degli utenti anche se un ingegnere di Tinder precisa che “Elo score non è un indice universale di avvenenza”. Resta il fatto che l’algoritmo ci vuole tutti belli e desiderabili. Per i “bruttini” (esteticamente) non c’è partita. 

LuBi
autore / intelligo
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