900mila dollari per i giovani di Horus, tecnologia Made in Italy per i non vedenti

14 gennaio 2016 ore 12:59, Andrea De Angelis
Oltre l’80% della cifra ricevuta sarà dedicato a ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di arrivare al prodotto definitivo e commercializzarlo entro fine 2016. La notizia del finanziamento da quasi un milione di dollari non può che far sorridere ed emozionare i due giovani italiani che da anni stanno lavorando a un sogno: ridare almeno in parte la vista ai ciechi. Per farlo hanno ideato Horus Technology, startup tutta Made in Italy  basato su una serie di sensori e telecamere che osservano e monitorano l’ambiente circostante, “traducendolo” in stimoli uditivi che vengono trasmessi all’utente. Questo riceve informazioni utili, ad esempio su attraversamenti pedonali o riconoscimento di oggetti, al momento opportuno. Il tutto avviene non con un comune auricolare, ma attraverso la conduzione ossea: in questo modo l’udito della persona non risulta penalizzato ed è possibile ascoltare le informazioni anche in contesti rumorosi.

Il debutto sul mercato non è più un sogno dunque grazie a un investimento da 900mila dollari da parte dell’americana 5Lion Holdings che ha creduto nell'intuizione e nel lavoro del savonese Saverio Murgia e del socio Luca Nardelli, trentino che studia a Genova. 
Millionaire.it
ha intervistato il ventiquattrenne Murgia il quale, alla domanda su come fosse riuscito a conoscere gli investitori, ha risposto: "A inizio del 2015 abbiamo ricevuto una email da Andrea Giannone di Build it Up (associazione torinese che aiuta gli imprenditori). Ci ha chiesto se fossimo alla ricerca di un round di finanziamento e abbiamo organizziamo una call con lui per conoscerci meglio. Andrea conosceva una persona che lavorava in 5Lion e ci ha presentati. C’è stato subito feeling. A noi è piaciuto il loro approccio e loro hanno visto in noi potenziale". In merito alla nascita di Horus invece Murgia ha detto: "L’idea è nata con un collega, Luca Nardelli. Eravamo a Genova e una persona non vedente ci ha chiesto di aiutarla ad attraversare la strada. Luca ed io stavamo realizzando strumenti visivi per robot: “Perché non applicare gli stessi studi su persone in carne ed ossa?”. Abbiamo iniziato con un primo prototipo, un software per la lettura dei testi".
Infine, sull'esperienza di startupper: "Ho imparato che non devi muoverti se non hai prima parlato dell’idea con chi dovrebbe poi utilizzarla in futuro. Poi che il team va formato con attenzione: l’idea può cambiare, ma una squadra forte saprà resistere a ogni difficoltà. Inoltre, che è utilissimo partecipare a grant e premi di innovazione sociale. Oltre ai soldi, ti danno l’opportunità di formarti e di rivedere la tua idea senza cedere il controllo a terzi. Infine, mi ha insegnato una lezione: non puoi includere tutte le persone del team nelle decisioni. Rischi di creare confusione tra ruoli e ledere i rapporti umani nel gruppo".


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]