Minacce a Italia, Purgatori: "Isis e Al Qaeda in Libia. Siamo a un punto rischioso: va decisa strategia"

14 gennaio 2016 ore 15:15, Lucia Bigozzi
“Il video di Al Qaeda all’Italia? Lascia lo stesso tempo che trova di quello dell’Isis. In Libia già forze speciali francesi, inglesi e egiziane: voci parlano di unità italiane a difesa degli impianti Eni, ma il punto è che tra un po’, molto vicino, ci troveremo di fronte a una decisione da prendere”. Non ci gira intorno Andrea Purgatori, ex inviato del Corriere della Sera e collaboratore de L'Huffington Post, esperto di scenari geopolitici, nell’analisi su cosa sta accadendo in Libia. Nella conversazione con Intelligonews non tralascia il ruolo dell’Italia dopochè il nuovo governo di unità nazionale, chiederà all’Europa e all’Occidente l’intervento militare contro l’Isis.  

Cosa significa il video di Al Qaeda che minaccia l’Italia sulla Libia. C’è una saldatura tra Isis e Al Qaeda nel dopo-Gheddafi?

«Isis e Al Qaeda in questo momento sono contrapposti e lo sono per una questione che sta a monte. Al Qaeda è nata, è cresciuta e si è sviluppata con il finanziamento riconducibile all’Arabia Saudita ma quando si è rivelata il mostro che è, l’Arabia Saudita l’ha abbandonata ed ha creato un’altra entità mostruosa che è l’Isis. Nel momento in cui Al Qaeda si è vista abbandonata, attraverso Al Zawahiri, braccio destro di Bin Laden oggi capo di Al Qaeda, ha proposto l’alleanza con Isis che non ha accettato. La dimostrazione è che gli attentati di Charlie Hebdo sono stati rivendicati dalla filiale di Al Qaeda nello Yemen; in quel caso Isis non era direttamente coinvolta mentre lo è negli attentati del 13 novembre a Parigi».

Cosa c’è oggi in Libia?

«In Libia c’è un franchising maggioritario dell’Isis, gruppi, fazioni, tribù che non vogliono un accordo tra i governi di Tobruk e di Tripoli perché perderebbero il potere conquistato dopo la polverizzazione post-Gheddafi. Alcuni si sono affrancati all’Isis, pochi ad Al Qaeda: dietro a tutto questo, c’è il traffico dei migranti e l’idea di appropriarsi di parte delle risorse del Paese. Di conseguenza, al Qaeda minaccia l’Italia come fa Isis per la nostra presenza in Libia attraverso Eni e per il fatto che proprio per questo anche l’Italia è interessata al futuro della Libia. Secondo me, le minacce di Al Qaeda al nostro Paese lasciano lo stesso tempo che trovano di quelle dell’Isis»

Che idea si è fatto sui raid “fantasma” in Libia? Pare che siano francesi ma c’è in mezzo anche l’Italia oppure no come dice Palazzo Chigi?

«Come ho scritto sul Corriere della Sera, sul campo libico ci sono già unità di forze speciali inglesi, francesi e sicuramente egiziani lungo la linea di confine specialmente verso sud. Quello che fanno ora, da una parte è monitorare la situazione nelle aree cadute sotto il controllo libico; dall’altra preparare il terreno per il momento in cui il nuovo governo di unità nazionale chiederà all’Europa e l’Occidente un aiuto armato. Noi abbiamo il problema molto serio della sicurezza e della tutela degli impianti Eni che sono i più importanti. Le voci sono che uomini delle nostre forze speciali, anche se in borghese, sarebbero già dentro gli impianti per garantire la sicurezza; poi è ovvio che se noi abbiamo forze speciali sul campo, non lo diciamo ufficialmente e questa è la prima regola. Sta di fatto, che tra un po’ molto vicino, ci troveremo di fronte a una decisione da prendere: sul piano militare, cosa fare e dove farlo è già chiaro e pronto dalla scorsa estate; sul piano politico bisognerà vedere cosa succederà e quali Paesi coinvolgere sulla richiesta del nuovo governo libico. Non dimentichiamo che in Libia abbiamo 4 ostaggi italiani»

Il ministro Gentiloni non molto tempo fa aveva detto che in Libia l’Isis è sotto controllo. Smentito dai fatti?

«A onor del vero, Gentiloni aveva detto che non c’era più tempo da perdere sul negoziato perché la situazione era ed è drammatica. Adesso poi sono cominciati gli attentati e ci sarà una escalation. Sarà molto complicato cacciare chi si è appropriato di alcune città e di alcune zone del Paese, anche perché non ci sono solo i locali ma agiscono anche foreign fighter che possono essere tunisini o marocchini. Non sarà una cosa semplice e non li staniamo con le bombe come in Siria o in Iraq».

Quindi quando il nuovo governo libico lo chiederà dovremmo aspettarci l’Italia impegnata militarmente? 

«Quello che deciderà il governo non lo so, so con certezza che noi abbiamo interessi precisi in Libia. Possiamo decidere la strategia no combact ma se poi arrivano gli altri Paesi europei diventano loro gli interlocutori privilegiati. E’ una decisione molto delicata e non è che possiamo far finta di niente. Indubbiamente, lo scenario che si prospetta è estremamente rischioso anche perché la situazione è stata lasciata abbandonata per troppo tempo»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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