In Iraq dopo l'Isis arrivano le forze speciali Usa: truppe di terra "ma non c'è necessità"

14 gennaio 2016 ore 16:08, Americo Mascarucci
Gli Usa tornano a minacciare l’Isis con l’invio di forze speciali in Iraq che daranno la caccia ai leader e militanti dell'Isis: 
"Li uccideremo o cattureremo ovunque li troveremo", ha annunciato il segretario alla difesa Usa Ashton Carter, parlando a 200 soldati nella sede della 101/ma divisione aviotrasportata. 
La task force americana potrà compiere operazioni unilaterali anche in Siria, ha riferito Carter, che ha ricordato che la prossima settimana incontrerà a Parigi i colleghi di altri Paesi. "Ogni nazione ha un interesse significativo nel completare la distruzione di questa organizzazione malvagia, e dobbiamo includere tutte le capacità che possiamo portare in questo campo", ha spiegato. 
Già il mese scorso il segretario americano alla Difesa aveva annunciato l'intenzione di dispiegare nuove forze speciali in Iraq per combattere lo Stato Islamico. Il premier iracheno Haider Al-Abadi però non sarebbe dello stesso avviso e infatti ha commentato l’annuncio di Carter non proprio in maniera entusiasta:  "Non c'è necessità di truppe di terra straniere da combattimento" ha dichiarato, sollecitando nel contempo più armi, addestramento e sostegno all'esercito iracheno da parte dei partner internazionali di Baghdad. Il premier iracheno ha anche ammonito che qualsiasi operazione speciale contro l’Isis nel suo Paese richiede l’approvazione del governo e il coordinamento con le forze irachene, nel pieno rispetto della sovranità nazionale.Come dire: gli Usa benvenuti ma non troppo, necessari per combattere l'Isis ma senza invadere troppo il campo facendo i padroni in casa altrui. 

Intanto l'incidente dei due motoscafi americani sconfinati in territorio iraniano si è risolto in 24 ore, grazie a un frenetico scambio di telefonate fra il segretario di Stato John Kerry e il collega Mohammed Javad Zarif. La vicenda iraniana del resto rappresenta la fotografia più attendibile della divisione in atto nella Repubblica islamica fra l'area integralista e più marcatamente anti-occidentale rappresentata dalla guida suprema Khamenei e l'area moderata e dialogante incarnata dal presidente Hassan Rohani. Ad effettuare gli arresti dei dieci marinai sarebbero stati i pasdaran fedeli a Khamenei che non a caso hanno tentato di umiliare i prigionieri americani obbligandoli ad inginocchiarsi davanti alle Guardie della Rivoluzione. I marinai Usa erano a bordo di un motoscafo da sbarco il cui sistema di navigazione era andato in tilt. La loro imbarcazione è finita in acque iraniane e un'altra simile imbarcazione è rimasta loro vicina per sicurezza. I marinai sono stati trattati bene (abbondantemente filmati e fatti poi vedere in tv), ma anche interrogati. Alla fine è intervenuto il Governo fedele a Rohani che ha di fatto liberato i prigionieri e chiuso l'incidente diplomatico. 
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